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Parkinson e sintomi non motori: stipsi, sonno, umore e dolore, i segnali meno riconosciuti

Il Parkinson non riguarda soltanto tremore, rigidità e lentezza dei movimenti. Stipsi, disturbi del sonno, cambiamenti dell’umore e dolore possono comparire precocemente, variare nel corso della giornata e influire profondamente sulla qualità di vita. Riconoscerli, annotarli e parlarne apertamente con il neurologo permette di costruire una gestione più completa e personalizzata.
10/07/2026
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Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere ai contenuti Orion dedicati all'aggiornamento scientifico. 

Quando si pensa alla malattia di Parkinson, l’immagine più immediata è quella di una persona con tremore alle mani o difficoltà nel cammino. Eppure, durante una visita, un paziente potrebbe raccontare che il problema più pesante non è il movimento: è dormire male da mesi, avere dolori difficili da spiegare, sentirsi improvvisamente ansioso oppure riuscire ad andare in bagno solo dopo diversi giorni.

I sintomi non motori del Parkinson comprendono manifestazioni molto diverse, legate al funzionamento dell’intestino, del sonno, dell’umore, della percezione del dolore, della pressione arteriosa, delle funzioni cognitive e di numerosi altri sistemi. Un’analisi pubblicata nel 2025 sottolinea che questi disturbi non sono aspetti secondari della malattia: possono comparire prima dei sintomi motori e contribuire in modo importante alla disabilità e alla riduzione della qualità di vita.

Stipsi e sonno: disturbi frequenti che possono precedere i problemi motori

La stipsi è una delle manifestazioni più comuni nel Parkinson.  
Può dipendere dal rallentamento del transito intestinale, dalla difficoltà di coordinare i muscoli coinvolti nell’evacuazione, dalla ridotta attività fisica, dall’alimentazione, dalla scarsa idratazione o da alcuni farmaci.

Non significa semplicemente “andare poco in bagno”.  
Occorre osservare anche feci molto dure, sforzo eccessivo, sensazione di evacuazione incompleta, gonfiore e necessità di ricorrere frequentemente a lassativi o manovre manuali.  

Una pubblicazione del 2024 sul Journal of Clinical Gastroenterology evidenzia che i disturbi gastrointestinali nel Parkinson richiedono una valutazione individuale, perché possono avere meccanismi differenti e condizionare anche l’assorbimento dei farmaci assunti per bocca.

Per aiutare il medico è utile annotare per una o due settimane la frequenza delle evacuazioni, la consistenza delle feci, lo sforzo, l’eventuale dolore addominale e i rimedi utilizzati.  

Idratazione, fibre e movimento possono essere utili, ma devono essere adattati alla persona: aumentare bruscamente le fibre, per esempio, può peggiorare il gonfiore in chi presenta un transito molto rallentato. Lassativi, integratori e probiotici non dovrebbero essere introdotti o modificati senza confrontarsi con il medico.

Anche il sonno può essere alterato in molti modi. Alcune persone faticano ad addormentarsi, altre si svegliano frequentemente per rigidità, dolore, bisogno di urinare o difficoltà nel girarsi nel letto.  
Possono inoltre comparire sonnolenza diurna, sindrome delle gambe senza riposo, apnee notturne o disturbo comportamentale del sonno REM.

In quest’ultimo caso la persona parla, urla, scalcia o compie movimenti mentre sogna, come se stesse “vivendo” il contenuto del sogno. Il fenomeno va riferito al neurologo o a un medico del sonno, soprattutto se espone il paziente o il partner al rischio di cadute e traumi.  

Una ricerca dedicata al rapporto tra Parkinson e disturbi del sonno mostra quanto sia importante distinguere le diverse condizioni, perché ciascuna richiede un inquadramento specifico.

Umore e dolore: quando il problema non è “solo psicologico” o “solo muscolare”

Depressione, ansia e apatia possono essere confuse con una comprensibile reazione alla diagnosi. Gli aspetti psicologici hanno certamente un peso, ma i cambiamenti dell’umore possono essere anche parte integrante della malattia, legati all’alterazione di circuiti cerebrali che utilizzano dopamina, serotonina e noradrenalina.

La depressione non si manifesta sempre con tristezza evidente.  
Può presentarsi come perdita di interesse, riduzione del piacere, irritabilità, pessimismo, disturbi del sonno, stanchezza e tendenza a isolarsi.  
L’apatia è differente: prevalgono la perdita di iniziativa e la difficoltà a iniziare un’attività, anche quando la persona non riferisce tristezza.  
Una revisione pubblicata su Drugs & Aging descrive la depressione come uno dei sintomi non motori più gravosi, con conseguenze anche sui familiari e sulle persone che prestano assistenza.

Anche l’ansia può avere forme poco riconoscibili: tensione interna, sensazione di pericolo, attacchi di panico, paura di cadere o difficoltà a restare soli. In alcuni pazienti compare soprattutto nelle fasi “off”, quando l’effetto della terapia dopaminergica diminuisce.  
Annotare l’orario permette quindi di capire se il cambiamento emotivo segue uno schema collegato alle dosi dei medicinali.

Il dolore, a sua volta, non ha una sola origine. Può essere muscolo-scheletrico, legato a rigidità e posture mantenute; distonico, associato a contrazioni involontarie; neuropatico, con bruciore o scosse; oppure più diffuso e difficile da localizzare.  
Può peggiorare durante le fasi “off”, ma può anche dipendere da artrosi, neuropatie, problemi vertebrali o altre condizioni indipendenti dal Parkinson.

Uno studio del 2024 sul dolore nella malattia di Parkinson sottolinea la necessità di identificarne il meccanismo prima di scegliere il trattamento.  
Dire semplicemente “ho male” può non bastare: è più utile precisare dove si trova il dolore, come viene percepito, quanto dura e se varia in relazione ai movimenti o ai farmaci. 

Come monitorare i sintomi e parlarne durante la visita neurologica

Il primo passo è non aspettare che sia il neurologo a formulare tutte le domande. Alcuni disturbi vengono taciuti perché considerati imbarazzanti, inevitabili con l’età o non collegati al Parkinson. Altri possono essere dimenticati durante una visita concentrata sulle capacità motorie. Ecco perché, prima della visita neurologica, potrebbe essere utile tenere un semplice diario, cartaceo o digitale, nel quale annotare le cinque principali informazioni:

  1. sintomo osservato;
  2. orario di comparsa;
  3. intensità da 0 a 10;
  4. rapporto con farmaci, pasti, attività e sonno;
  5. conseguenze sulle normali attività quotidiane. 

Per la stipsi è utile registrare evacuazioni e consistenza delle feci.  
Per il sonno si possono annotare orario di addormentamento, risvegli, movimenti riferiti dal partner e sonnolenza diurna.  
Per dolore, ansia o umore depresso occorre indicare se il disturbo compare prima della dose successiva e se migliora dopo l’assunzione della terapia.

Da non scordare che potrebbero risultare utili anche degli strumenti clinici strutturati. Ad esempio, la Movement Disorder Society Non-Motor Rating Scale, che permette di valutare frequenza e gravità dei sintomi non motori e delle loro variazioni. Anche se non è da considerare è un questionario per l’autodiagnosi, questo strumento può aiutare lo specialista a costruire una valutazione più sistematica.

Da ultimo le innovazioni tecnologiche.  
Smartwatch, sensori del sonno e applicazioni per smartphone stanno aprendo nuove possibilità. Una revisione sui biomarcatori digitali indica prospettive interessanti soprattutto per sonno, funzioni autonomiche e stipsi.  
Molti strumenti, tuttavia, devono ancora essere validati specificamente nelle persone con Parkinson. Quindi il messaggio è che tali strumenti possono integrare il diario e la visita, ma non sostituire la valutazione clinica.

È inoltre importante portare all’appuntamento l’elenco completo dei medicinali, compresi prodotti da banco e integratori.  
Alcune terapie possono favorire sonnolenza, stipsi, confusione o alterazioni del comportamento. E, per concludere il discorso relativo ai farmaci, è fondamentale sapere che i farmaci antiparkinsoniani non devono mai essere sospesi o modificati autonomamente.

Conclusioni

Stipsi, insonnia, sogni agitati, depressione, ansia e dolore non sono semplici disturbi collaterali. Possono diventare tra gli aspetti più limitanti della malattia e, in alcuni casi, oscillare insieme all’effetto della terapia.

Riconoscerli significa osservare non soltanto la loro presenza, ma anche intensità, orario, durata e impatto sulla vita quotidiana. Un diario ben compilato e il contributo di familiari o caregiver possono trasformare sensazioni apparentemente scollegate in informazioni utili per il neurologo.  
Il risultato non sarà soltanto una descrizione più accurata dell’evoluzione della malattia, ma una cura più vicina ai bisogni reali della persona. 

 

 

 

Referenze

L'uso dei farmaci in Italia - Rapporto OsMed 2023, https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2023

Peña-Zelayeta, L.; Delgado-Minjares, K.M.; Villegas-Rojas, M.M.; León-Arcia, K.; Santiago-Balmaseda, A.; Andrade-Guerrero, J.; Pérez-Segura, I.; Ortega-Robles, E.; Soto-Rojas, L.O.; Arias-Carrión, O. Redefining Non-Motor Symptoms in Parkinson’s Disease. J. Pers. Med. 2025

Pasricha TS, Guerrero-Lopez IL, Kuo B. Management of Gastrointestinal Symptoms in Parkinson's Disease: A Comprehensive Review of Clinical Presentation, Workup, and Treatment. J Clin Gastroenterol. 2024

Antelmi E, Lanza G, Mogavero MP, Mingolla GP, Plazzi G, Ferini-Strambi L, Ferri R, Tinazzi M. Intersection of Sleep Disorders and Parkinson Disease: Unveiling the Bidirectional Relationship. Mov Disord Clin Pract. 2025

Prange S, Klinger H, Laurencin C, Danaila T, Thobois S. Depression in Patients with Parkinson's Disease: Current Understanding of its Neurobiology and Implications for Treatment. Drugs Aging. 2022  
Jing Lei, Lin-Lin Tang, Hao-Jun You, Pathological pain: Non-motor manifestations in Parkinson disease and its treatment,

Neuroscience & Biobehavioral Reviews, Volume 161, 2024

The International Parkinson and Movement Disorder Society, MDS Non-Motor Rating Scale (MDS-NMS)

Janssen Daalen, J.M., van den Bergh, R., Prins, E.M. et al. Digital biomarkers for non-motor symptoms in Parkinson’s disease: the state of the art. npj Digit. Med. 7, 186, 2024

Altre fonti consultate

Giornata mondiale del Parkinson, i casi sono in aumento – la Repubblica  

Parkinson, sintomi e segni premonitori della “malattia del tremore”: si può prevenire? – Corriere della Sera

Umore e depressione nel Parkinson – Corriere della Sera  

Convivenza con il Parkinson: sintomi non motori – Corriere della Sera  

Parkinson a due “facce”: la malattia può nascere anche nell’intestino – Fondazione Veronesi  

Il Parkinson è “asimmetrico” se parte dal cervello – Fondazione Veronesi  

I sintomi della malattia di Parkinson – Parkinson Italia  

I problemi non motori del Parkinson – Parkinson Italia  

Non-Movement Symptoms – Parkinson’s Foundation  

Medications for Parkinson’s Non-Motor Symptoms – Michael J. Fox Foundation  

Sleep Disorders and Parkinson’s – Parkinson’s Foundation  

Bladder and Bowel Changes in Parkinson’s – Parkinson’s UK  

Anxiety and Parkinson’s Disease – Parkinson’s Foundation  

 

 


 

Orion Pharma

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Il principale mercato di Orion Pharma è la Finlandia, dove è il leader di mercato. Tuttavia, i prodotti di Orion Pharma sono commercializzati in quasi tutti gli stati europei nei quali è presente con una sua filiale.

In Italia la sede principale è in Viale Thomas Edison, 110 – 20099 Sesto San Giovanni (MILANO)

FAQ 

La stipsi può essere un sintomo iniziale del Parkinson? 
Può comparire diversi anni prima dei disturbi motori, ma è molto comune anche nella popolazione generale. Da sola non permette quindi di diagnosticare o prevedere il Parkinson. Deve essere valutata considerando età, alimentazione, farmaci e altre possibili cause.

Parlare o muoversi durante il sonno significa avere il disturbo comportamentale del sonno REM? 
Non necessariamente. Movimenti occasionali, sonnambulismo, apnee e altri disturbi possono produrre manifestazioni simili. Se gli episodi sono frequenti, violenti o rischiosi, è opportuno riferirli al medico. In alcuni casi può essere indicata una polisonnografia.

Ansia e depressione dipendono soltanto dalla reazione alla diagnosi? 
No. Possono essere influenzate dalle difficoltà associate alla malattia, ma anche dalle alterazioni neurochimiche del Parkinson. Per questo devono essere valutate come veri sintomi clinici. Pensieri di morte, autolesionismo o disperazione intensa richiedono assistenza medica immediata.

Come si capisce se un dolore è collegato al Parkinson? 
Un indizio può essere la relazione con rigidità, distonie o fasi “off”. Non tutti i dolori, tuttavia, dipendono dalla malattia. Localizzazione, caratteristiche, durata e rapporto con il movimento aiutano il medico a distinguere le possibili cause.

Bisogna riferire al neurologo anche sintomi lievi? 
Sì, soprattutto quando sono nuovi, persistenti, in peggioramento o interferiscono con sonno, alimentazione, attività e relazioni. Riferirli non significa necessariamente aggiungere un farmaco: talvolta è sufficiente modificare orari della terapia, abitudini o strategie riabilitative.

Quando, la stipsi, richiede una valutazione rapida? 
Dolore addominale intenso, vomito persistente, impossibilità a eliminare feci e gas, sangue nelle feci, dimagrimento non intenzionale o un cambiamento improvviso e duraturo dell’attività intestinale non devono essere attribuiti automaticamente al Parkinson e richiedono una valutazione medica specifica.