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Emicrania, gravidanza e fertilità: perché la terapia va pianificata prima del concepimento

Per una donna con emicrania, la gestione di questa patologia dovrebbe entrare nella pianificazione della gravidanza prima ancora del concepimento. Il recente Delphi Consensus italiano sottolinea l'importanza di integrare neurologo e ginecologo nella fase preconcezionale e nei percorsi di fertilità. Non tutti i farmaci utilizzati abitualmente sono adatti alla gravidanza e, allo stesso tempo, sospendere una terapia senza un'alternativa può lasciare la donna senza un adeguato controllo degli attacchi. L'obiettivo è quindi arrivare alla gravidanza con un piano terapeutico già definito e adattabile alle diverse fasi.
25/09/2026
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Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere ai contenuti Orion dedicati all'aggiornamento scientifico. 

Una donna con emicrania può scoprire di essere incinta mentre sta ancora assumendo la terapia che utilizzava da mesi o anni. È una situazione tutt'altro che teorica: la malattia interessa soprattutto le donne durante l'età fertile e spesso richiede trattamenti sia per controllare gli attacchi sia per prevenirli.

Per questo il momento migliore per discutere di emicrania e gravidanza non è necessariamente il primo test positivo. È, quando possibile, qualche mese prima.

È uno dei messaggi che emergono anche dal recente Delphi Consensus italiano sulla gestione multidisciplinare dell'emicrania nella donna, che ha coinvolto 145 clinici appartenenti a cinque diverse specialità. Tra gli elementi sui quali è emerso un accordo figura proprio la necessità di una pianificazione preconcezionale e di una maggiore collaborazione tra neurologo, ginecologo e medico di medicina generale, soprattutto nei percorsi di fertilità e procreazione medicalmente assistita.

Perché la terapia va rivista prima della gravidanza

Programmare la terapia non significa necessariamente sospendere i farmaci. Significa anzitutto capire quali trattamenti siano realmente necessari, quali possano essere mantenuti e quali debbano invece essere modificati prima del concepimento.

Il problema riguarda soprattutto le terapie preventive, che vengono assunte continuativamente e possono quindi essere presenti nell'organismo nelle prime settimane della gravidanza, quando una donna potrebbe ancora non sapere di essere incinta.

Alcuni trattamenti tradizionalmente utilizzati nella prevenzione dell'emicrania richiedono particolare attenzione nelle donne che stanno programmando una gravidanza. Alcune terapie preventive possono infatti comportare rischi in caso di gestazione e, per questo, il loro impiego nelle donne in età fertile deve essere valutato con particolare cautela, soprattutto quando esiste un progetto di concepimento.

Uno studio dedicato ad alcuni farmaci utilizzati nella prevenzione dell'emicrania richiama in particolare i possibili rischi teratogeni e neuroevolutivi associati a determinati trattamenti. Questo rende evidente perché, quando si programma una gravidanza, la revisione della terapia debba iniziare prima del concepimento e non soltanto dopo la conferma della gestazione.

La stessa attenzione riguarda però anche le terapie più recenti.  
Gli anticorpi monoclonali diretti contro il CGRP o il suo recettore hanno modificato profondamente la prevenzione dell'emicrania, ma le informazioni sul loro utilizzo durante la gravidanza rimangono ancora limitate. Per questo le linee guida della European Headache Federation suggeriscono di evitarne l'impiego durante la gravidanza e l'allattamento.

Nel caso di questi trattamenti, la pianificazione anticipata assume un'importanza ulteriore perché gli anticorpi monoclonali vengono eliminati lentamente dall'organismo. La decisione di sospendere o modificare una terapia dovrebbe quindi essere discussa con lo specialista quando si inizia a progettare una gravidanza, evitando di rimandarla al momento del test positivo o di intervenire autonomamente.

Questo approccio, tuttavia, non dovrebbe riguardare soltanto i trattamenti preventivi, tradizionali o più recenti. La valutazione preconcezionale dovrebbe comprendere anche i farmaci utilizzati durante gli attacchi, gli analgesici acquistati senza prescrizione e gli eventuali integratori.  
È proprio in questa prospettiva che le raccomandazioni dell'ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists) sottolineano l'opportunità di rivedere la strategia terapeutica già nelle donne che stanno cercando una gravidanza, e non soltanto in quelle che sono già in gestazione.

L'emicrania può cambiare durante la gravidanza, ma non sempre migliora

Esiste una convinzione piuttosto diffusa secondo cui la gravidanza faccia scomparire l'emicrania. Spesso, effettivamente, gli attacchi diminuiscono, soprattutto nelle donne con emicrania senza aura.

Uno studio sull'andamento dell'emicrania durante gravidanza e puerperio ha osservato un progressivo miglioramento nel corso dei trimestri, con una quota elevata di donne che riferiva remissione o significativa riduzione degli attacchi verso la fine della gravidanza.  
Ma questo non accade a tutte.

Il Delphi Consensus italiano ha infatti raggiunto un accordo nel considerare inappropriata l'affermazione secondo cui l'emicrania non rappresenterebbe un problema durante la gravidanza perché destinata spontaneamente a risolversi.  
Il documento di consenso invita invece a considerare la gravidanza come una delle fasi nelle quali il percorso terapeutico deve essere adattato alla singola donna.

Anche lasciare completamente non trattata un'emicrania importante non è necessariamente la soluzione migliore.  

Una revisione del 2024 ha infatti rilevato un'associazione tra emicrania materna e una maggiore probabilità di alcune complicanze della gravidanza, tra cui preeclampsia e parto pretermine.

Questi dati vanno interpretati con cautela: si tratta di associazioni epidemiologiche che non dimostrano che l'emicrania sia direttamente responsabile di tali condizioni. Indicano però che la gestione della malattia durante la gravidanza non dovrebbe tradursi automaticamente nella rinuncia a qualsiasi trattamento, ma richiede piuttosto un monitoraggio adeguato e una valutazione individuale del rapporto tra benefici e possibili rischi.

In questa prospettiva assumono particolare interesse i dati disponibili sui trattamenti degli attacchi. Per alcune terapie, infatti, l'esperienza accumulata durante la gravidanza è relativamente rassicurante: una metanalisi sulle gravidanze esposte ai triptani non ha rilevato un aumento significativo delle malformazioni congenite maggiori rispetto alle donne con emicrania non trattate con questi farmaci.

Il punto, quindi, non è scegliere tra trattare sempre o non trattare affatto, ma individuare insieme al medico la strategia più appropriata per controllare gli attacchi riducendo, per quanto possibile, i rischi per la madre e per la gravidanza.

In altre parole, il dato che emerge dalla metanalisi racconta che un farmaco possa essere assunto in gravidanza, ma - poiché la gestione dell'emicrania in gravidanza debba basarsi sul rapporto tra benefici e rischi – questo dovrebbe essere bilanciato in modo appropriato e, soprattutto, con il supporto di professionisti. Evitando la semplice sospensione delle terapie. 

Fertilità e procreazione assistita: un'altra fase da programmare

Il rapporto tra emicrania e fertilità è ancora poco studiato.  
Non è possibile affermare semplicemente che l'emicrania provochi infertilità. Esistono però diversi punti di contatto tra le due condizioni: l'età riproduttiva, le oscillazioni degli ormoni sessuali, alcune comorbidità e soprattutto i trattamenti utilizzati quando si programma una gravidanza.

Uno studio del 2022, dedicato a emicrania e infertilità, sottolineava già la scarsità di studi specifici, mentre una più recente revisione sui trattamenti per la fertilità e le cefalee ha confermato che il mal di testa viene segnalato con frequenza variabile durante diverse terapie ormonali, ma che mancano ancora dati sufficientemente omogenei per formulare indicazioni valide per tutte le pazienti.

Proprio per colmare almeno in parte questa carenza di informazioni, negli ultimi anni sono stati avviati studi prospettici più mirati. Uno studio del 2026 su donne sottoposte a fecondazione in vitro ha rilevato una maggiore disabilità correlata alla cefalea nelle donne già affette da emicrania rispetto ai controlli, senza però dimostrare un aumento significativo della disabilità durante le diverse fasi del ciclo di IVF.

L’approccio multidisciplinare proposto dal Delphi Consensus Italiano

È proprio in questo contesto che il Delphi Consensus propone un approccio multidisciplinare, particolarmente utile quando una donna con emicrania intraprende un percorso di procreazione medicalmente assistita.  

L'obiettivo non è soltanto controllare gli eventuali attacchi di cefalea durante il trattamento, ma arrivare all'inizio del percorso con una valutazione complessiva già definita.

Prima della stimolazione ovarica può quindi essere opportuno ricostruire la storia dell'emicrania, verificando frequenza e intensità degli attacchi, eventuale presenza di aura, andamento dei sintomi in relazione alle variazioni ormonali e terapie utilizzate abitualmente.  

A questa valutazione si aggiunge l'analisi di eventuali fattori di rischio vascolare o di altre condizioni cliniche che potrebbero influire sulle scelte terapeutiche.

Il confronto tra ginecologo e neurologo, o specialista delle cefalee, permette inoltre di valutare in anticipo se la terapia in corso debba essere mantenuta, modificata o temporaneamente sostituita durante le diverse fasi del trattamento per la fertilità e nell'eventualità di una gravidanza.  
In questo modo si riduce il rischio di dover prendere decisioni in modo improvviso, per esempio dopo l'inizio della stimolazione ormonale o dopo un test di gravidanza positivo.

La collaborazione tra specialisti può essere utile anche durante il percorso stesso.  
Le variazioni ormonali legate ai trattamenti per la fertilità possono infatti modificare, in alcune donne, la frequenza o le caratteristiche degli attacchi. Disporre già di una strategia condivisa consente di riconoscere più facilmente eventuali cambiamenti, distinguere una riacutizzazione dell'emicrania da sintomi che richiedono ulteriori approfondimenti e adattare la gestione terapeutica senza interrompere inutilmente il percorso riproduttivo.

Il principio suggerito dal Delphi Consensus è quindi quello di integrare la gestione dell'emicrania nel progetto di fertilità fin dall'inizio, evitando che le due condizioni vengano affrontate come problemi separati. La procreazione medicalmente assistita diventa così parte di un percorso coordinato nel quale salute neurologica, trattamento ginecologico e pianificazione della gravidanza vengono considerate insieme.

Conclusioni

Parlare di emicrania e gravidanza prima del concepimento consente di trasformare una possibile emergenza terapeutica in una decisione programmata. 

Una revisione preventiva della terapia permette di individuare eventuali farmaci non indicati, scegliere alternative quando necessarie e definire in anticipo come affrontare gli attacchi durante la gravidanza. Lo stesso principio vale quando la gravidanza viene ricercata attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita. 

Il messaggio non è quindi che una donna con emicrania debba rinunciare alle proprie terapie, né che debba sospenderle appena decide di avere un figlio. È piuttosto l'opposto: la terapia dovrebbe essere discussa prima, costruendo un percorso condiviso tra donna, neurologo e ginecologo che possa accompagnare il concepimento, la gravidanza e successivamente l'allattamento. 

 

 

Approfondimenti

Delphi Consensus: come si costruisce il consenso tra esperti in medicina

Emicrania con aura, contraccezione e rischio cardiovascolare: cosa bisogna valutare

Emicrania nella donna: perché ormoni e fasi della vita cambiano diagnosi e trattamento

Emicrania nella donna: perché serve un percorso multidisciplinare di cura

Referenze

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Headaches in Pregnancy and Postpartum: ACOG Clinical Practice Guideline No. 3. Obstet Gynecol. 2022 May  

Sances G, Granella F, Nappi RE, Fignon A, Ghiotto N, Polatti F, Nappi G. Course of migraine during pregnancy and postpartum: a prospective study. Cephalalgia. 2003 Apr

Phillips K, Clerkin-Oliver C, Nirantharakumar K, Crowe FL, Wakerley BR. How migraine and its associated treatment impact on pregnancy outcomes: Umbrella review with updated systematic review and meta-analysis. Cephalalgia. 2024 Feb

Harpe J, Bernstein C, Harriott A. Migraine and infertility, merging concepts in women's reproductive health: A narrative review. Headache. 2022 Nov

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Altre fonti consultate

Mal di testa in gravidanza, le tipologie più frequenti, i rimedi e cosa fare se non passa — Corriere della Sera Salute  

Emicrania: problema reale per molte donne in gravidanza — Agenzia Italiana del Farmaco  

Emicrania: con aura, senz'aura, silente — Istituto Superiore di Sanità  

Procreazione medicalmente assistita — Ministero della Salute  

Emicrania, le donne ne soffrono più degli uomini e il 60% non riconosce pienamente la patologia — Corriere della Sera Salute

Percorso emicrania donna: gravidanza, allattamento e procreazione medicalmente assistita – Fondazione Onda  

Guida al corretto uso dei farmaci in gravidanza – Mal di testa, cefalea ed emicrania – AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco

Emicrania: una malattia al femminile – Fondazione Onda  

Emicrania: riconoscerla per prendersene cura – Fondazione Onda 

 

 


 

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FAQ 

Una donna con emicrania deve sospendere tutti i farmaci prima di cercare una gravidanza? 
No. La terapia deve essere rivalutata individualmente. Alcuni farmaci possono richiedere una modifica o una sospensione, mentre per altri il medico può ritenere appropriata la prosecuzione. È preferibile effettuare questa valutazione prima del concepimento.

L'emicrania tende a scomparire durante la gravidanza? 
Molte donne, soprattutto con emicrania senza aura, osservano una diminuzione degli attacchi nel secondo e nel terzo trimestre. Non è però una regola generale e alcune pazienti continuano ad avere episodi oppure presentano caratteristiche differenti della cefalea.

Perché è importante distinguere emicrania con e senza aura? 
L'aura contribuisce alla valutazione complessiva del profilo clinico e vascolare della paziente. La sua presenza assume particolare importanza anche quando vengono considerate terapie ormonali, contraccezione o percorsi di fertilità.

I farmaci anti-CGRP possono essere utilizzati durante la gravidanza? 
Le informazioni disponibili sono ancora insufficienti per stabilirne con certezza la sicurezza durante la gravidanza. Le attuali raccomandazioni europee suggeriscono di evitarne l'impiego in gravidanza e allattamento. Per questo, nelle donne che programmano una gravidanza, la terapia dovrebbe essere discussa anticipatamente con lo specialista.

La fecondazione assistita peggiora necessariamente l'emicrania? 
No. Le terapie ormonali possono influenzare la cefalea, ma i dati scientifici rimangono eterogenei. Studi recenti non hanno dimostrato un peggioramento generalizzato dell'emicrania durante un ciclo di IVF. È comunque utile pianificare il percorso insieme al ginecologo e, quando indicato, allo specialista delle cefalee