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Due donne possono dire entrambe di soffrire di emicrania, ma questo non significa necessariamente che, dal punto di vista della contraccezione, si trovino nella stessa situazione. La presenza dell’aura può infatti modificare la valutazione del rischio associato ad alcuni contraccettivi ormonali.
L’aura consiste in sintomi neurologici temporanei e reversibili, più spesso disturbi visivi come lampi, linee luminose o aree del campo visivo poco definite, ma talvolta anche formicolii, alterazioni della sensibilità o difficoltà nel linguaggio.
Può precedere il mal di testa oppure accompagnarlo.
Proprio la corretta identificazione dell’aura è uno degli aspetti che acquistano particolare importanza nel recente Delphi Consensus italiano sulla gestione multidisciplinare dell’emicrania nella donna.
Il lavoro, pubblicato nel 2026 e realizzato coinvolgendo 145 clinici italiani di cinque diverse specialità, ha raggiunto un consenso anche sull’opportunità di evitare i contraccettivi contenenti estrogeni nelle donne con aura e di personalizzare le decisioni in presenza di fattori di rischio vascolare.
Il problema, quindi, non è stabilire se una donna con emicrania possa o meno utilizzare una contraccezione efficace. Si tratta piuttosto di capire quale metodo presenti il rapporto più favorevole tra benefici e rischi nella singola persona.
Perché l’emicrania con aura entra nella valutazione del rischio cardiovascolare
L’emicrania con aura è stata associata, negli studi epidemiologici, a un aumento del rischio relativo di ictus ischemico rispetto alla popolazione senza emicrania.
Una metanalisi successiva di 16 studi di coorte, comprendente oltre 1milione di persone, ha inoltre confermato che l’aumento del rischio di stroke era particolarmente evidente nei soggetti con aura.
In sintesi, i risultati di questo enorme lavoro possono, essere riassunti in tre macro-punti:
- Le persone con emicrania presentano, in media, un rischio maggiore di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari rispetto a chi non ne soffre. In particolare, gli studi analizzati mostrano un aumento di circa il 41% del rischio di ictus e del 23% del rischio di infarto. Nel complesso, invece, non emerge un aumento significativo della mortalità per tutte le altre cause.
- La presenza dell’aura sembra avere un ruolo importante: nelle persone con emicrania con aura il rischio di ictus risulta aumentato di circa il 56%, mentre nell’emicrania senza aura l’aumento osservato è molto più contenuto e non chiaramente significativo.
- Questi dati indicano solo un’associazione statistica, non significano che chi soffre di emicrania, o di emicrania con aura, avrà necessariamente un ictus o un infarto: il rischio individuale dipende anche da età, fumo, pressione arteriosa e altri fattori cardiovascolari.
Inoltre: ciò non significa che una giovane donna con aura abbia un’elevata probabilità di avere un ictus: in età fertile l’evento rimane complessivamente raro. Significa però che, quando vengono aggiunti altri fattori capaci di aumentare il rischio vascolare, la valutazione deve diventare più attenta.
Tra questi fattori – come si accennava prima - rientrano il fumo, l’ipertensione arteriosa, l’obesità, il diabete, una storia personale di trombosi o malattie cardiovascolari e alcune condizioni che favoriscono la coagulazione.
Anche età e familiarità possono contribuire alla valutazione complessiva.
Una recente revisione sulla sicurezza cardiovascolare della contraccezione ormonale sottolinea proprio il concetto di “accumulo” dei fattori di rischio: non è un singolo elemento a definire automaticamente il rischio individuale, ma la loro combinazione.
Un ulteriore elemento riguarda gli estrogeni contenuti nei contraccettivi ormonali combinati, cioè pillola estro-progestinica, cerotto e anello vaginale. Gli estrogeni possono modificare alcuni meccanismi della coagulazione e sono associati a un aumento del rischio di eventi trombotici.
Per questo il consensus della European Headache Federation e della European Society of Contraception and Reproductive Health raccomanda da tempo particolare cautela nei confronti dei contraccettivi combinati nelle donne con emicrania con aura, indicando come alternative preferenziali i metodi privi di estrogeni o quelli non ormonali.
Distinguere rischio relativo e rischio assoluto
Dire che una determinata condizione raddoppia un rischio non significa necessariamente che l’evento diventi frequente: se il rischio iniziale è molto basso, anche quello finale può rimanere numericamente basso. Questa distinzione aiuta a interpretare correttamente i dati senza minimizzarli, ma anche senza creare allarmismi.
Nella pratica, il punto centrale dell’associazione tra emicrania con aura e contraccezione riguarda quindi soprattutto l’esposizione agli estrogeni.
Per le persone con aura vengono generalmente considerate più favorevolmente le opzioni senza estrogeni, come alcuni contraccettivi a solo progestinico, l’impianto sottocutaneo, alcuni sistemi intrauterini a rilascio ormonale oppure, quando appropriato, i metodi non ormonali.
La scelta dipende però anche dall’età, dalle caratteristiche del ciclo, dalla presenza di endometriosi o altre condizioni ginecologiche, dalle preferenze personali e dalla necessità di ottenere benefici diversi dalla sola contraccezione.
La ricerca, nel frattempo, continua a evolversi.
Un ampio studio pubblicato nel 2026 su Obstetrics & Gynecology ha confrontato persone con emicrania con aura che iniziavano contraccettivi orali combinati con persone che utilizzavano pillole contenenti solo progestinico.
In oltre 54.000 utilizzatrici complessive, il rischio di ictus ischemico a un anno è risultato basso e numericamente molto simile nei due gruppi: circa 17 eventi ogni 100.000 persone.
Altri studi hanno, tuttavia, prodotto risultati differenti.
Una precedente analisi su donne tra 15 e 49 anni aveva rilevato un’associazione particolarmente marcata tra aura, uso di contraccettivi combinati e ictus ischemico rispetto alle donne senza entrambi i fattori.
Lo studio è disponibile integralmente qui.
È proprio questa eterogeneità delle evidenze a spiegare perché i consensus privilegino ancora oggi un approccio prudente e individualizzato.
Cosa dovrebbe essere valutato prima di scegliere la contraccezione
La prima domanda non dovrebbe quindi essere semplicemente “ha mal di testa?”, ma che tipo di emicrania è presente?
Una corretta anamnesi dovrebbe chiarire se esiste realmente un’aura, quali sintomi provoca, quanto dura, con quale frequenza compare e se il quadro è cambiato nel tempo. Talvolta ciò che viene definito genericamente “aura” può essere invece un sintomo differente: quando la diagnosi non è chiara, il confronto tra ginecologo e neurologo o specialista delle cefalee può essere particolarmente utile.
Il secondo passaggio consiste nella valutazione dei fattori cardiovascolari modificabili: pressione arteriosa, fumo, peso, metabolismo glucidico e lipidico, precedenti eventi trombotici e storia familiare significativa.
Eventuali approfondimenti sulla trombofilia non devono necessariamente essere eseguiti indiscriminatamente in tutte le persone, ma possono essere considerati dal medico quando la storia clinica suggerisce un rischio specifico.
Infine, la valutazione non dovrebbe terminare con la prescrizione. Una nuova comparsa di aura, un cambiamento netto delle caratteristiche dell’emicrania o l'insorgenza di nuovi fattori cardiovascolari richiedono una rivalutazione del metodo contraccettivo.
Proprio perché il profilo di rischio può cambiare nel tempo, il monitoraggio non riguarda una sola specialità e richiede, quando necessario, un confronto tra professionisti diversi.
Uno dei messaggi più interessanti del Delphi Consensus è infatti che neurologia e ginecologia non dovrebbero procedere come percorsi separati. Anzi: nelle situazioni più complesse possono entrare nella valutazione anche altri specialisti quali il medico di medicina generale, l’endocrinologo e il cardiologo.
Conclusioni
L’emicrania con aura non significa rinunciare alla contraccezione. Significa scegliere il metodo tenendo conto di un elemento neurologico che può modificare il profilo di rischio vascolare.
Le attuali indicazioni tendono a privilegiare, nelle persone con aura, soluzioni prive di estrogeni, soprattutto quando sono presenti ulteriori fattori cardiovascolari. Allo stesso tempo, gli studi più recenti mostrano che il rischio assoluto di ictus nelle donne giovani rimane basso e che alcuni aspetti del rapporto tra contraccettivi moderni ed eventi vascolari devono ancora essere chiariti.
Per questo la decisione più appropriata non nasce da una regola applicata automaticamente, ma da una valutazione individuale che consideri insieme tipo di emicrania, caratteristiche del contraccettivo, profilo cardiovascolare ed esigenze della persona.
Approfondimenti
Delphi Consensus: come si costruisce il consenso tra esperti in medicina
Emicrania nella donna: perché ormoni e fasi della vita cambiano diagnosi e trattamento
Emicrania, gravidanza e fertilità: perché la terapia va pianificata prima del concepimento
Emicrania nella donna: perché serve un percorso multidisciplinare di cura
Referenze
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Altre fonti consultate
Emicrania: con aura, senz’aura, silente – ISSalute / Istituto Superiore di Sanità
La prevenzione primaria nelle donne – Ministero della Salute
L’emicrania incide sul rischio di ictus in menopausa? – Fondazione Umberto Veronesi
È vero che la pillola fa venire la trombosi? – Fondazione Umberto Veronesi
Contraccettivi ormonali combinati: informazioni corrette per un uso consapevole – AIFA
Migraine and contraception – The Migraine Trust
Migraine and stroke – The Migraine Trust
Who can take the combined pill – NHS