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Freezing e rischio di caduta nel Parkinson: strategie pratiche per muoversi con più sicurezza

Il freezing è un blocco improvviso e involontario che può presentarsi quando si inizia a camminare, si cambia direzione, si attraversa una porta o si svolgono più attività contemporaneamente. Imparare a riconoscere le situazioni che lo favoriscono, utilizzare segnali visivi o ritmici, rendere più sicuri gli ambienti e seguire un programma riabilitativo personalizzato può aiutare la persona con Parkinson a conservare autonomia e fiducia nei propri movimenti.
17/07/2026
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Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere ai contenuti Orion dedicati all'aggiornamento scientifico. 

Una persona si alza dalla sedia e cammina senza particolari difficoltà fino alla porta della cucina. Proprio davanti alla soglia, però, i piedi sembrano smettere di rispondere. Il busto tende ad avanzare, mentre le gambe rimangono ferme oppure effettuano piccoli passi rapidi sul posto.  

Dopo alcuni secondi il movimento riprende.

È una possibile manifestazione del freezing, uno dei disturbi del cammino più complessi associati alla malattia di Parkinson. L’episodio è generalmente breve, ma può essere molto destabilizzante.  
La paura che si ripeta può indurre la persona a limitare le uscite, evitare gli spazi affollati o rinunciare ad attività che prima svolgeva autonomamente.

Secondo una definizione proposta nel 2026, il freezing è un fenomeno episodico nel quale il passo si interrompe o si riduce in modo marcato, nonostante l’intenzione di continuare a camminare. Non è quindi mancanza di volontà e non deve essere interpretato come distrazione o esitazione volontaria.

Freezing Parkinson: che cos’è e quando può comparire

La sensazione più frequentemente descritta è quella di avere i piedi “incollati al pavimento”. In altri casi le gambe tremano, i passi diventano progressivamente più corti oppure la persona non riesce ad avviare il primo passo.

Il freezing non si manifesta necessariamente in ogni spostamento. Può comparire in determinate circostanze e scomparire pochi secondi dopo. Questa variabilità rende difficile riprodurlo durante una normale visita neurologica: una persona può raccontare episodi frequenti in casa e camminare senza blocchi in ambulatorio.

Uno studio sul freezing nel Parkinson ha evidenziato che il fenomeno è comune e probabilmente sottostimato nelle usuali valutazioni ospedaliere. Per questo il racconto del paziente e del caregiver, insieme a eventuali registrazioni video effettuate in condizioni di sicurezza, può offrire informazioni molto utili.

Le circostanze che più frequentemente provocano il blocco sono:

  • l’avvio del cammino;
  • le svolte, soprattutto se strette o rapide;
  • il passaggio attraverso porte, corridoi o spazi affollati;
  • l’avvicinamento a una sedia, a un ascensore o a una destinazione;
  • la necessità di evitare un ostacolo;
  • la fretta e la pressione emotiva;
  • il doppio compito, come camminare mentre si parla, si conta o si trasporta un oggetto.

Per quanto concerne i fattori scatenanti una ricerca del 2023 ha individuato nelle svolte la situazione più difficile, ovvero quella più probabile nel far emergere il freezing, al secondo posto il passaggio attraverso le porte e le attività in doppio compito.

Anche l’effetto della terapia può incidere sul freezing.  

In alcune persone gli episodi sono più frequenti nelle fasi “OFF”, quando l’efficacia della terapia dopaminergica diminuisce. In altre, invece, possono persistere o comparire anche durante le fasi “ON”.  

Questa variabilità suggerisce che il freezing non dipenda da un unico meccanismo e che la risposta ai farmaci possa cambiare sia da persona a persona sia nelle diverse fasi della malattia. Per comprenderne meglio l’origine è quindi utile osservare quando compaiono gli episodi, quanto durano e in quale rapporto temporale si presentano rispetto all’assunzione della terapia.

Le raccomandazioni pubblicate nel 2025 sulla gestione del freezing sottolineano infatti la necessità di distinguere i diversi tipi di blocco e di costruire un trattamento personalizzato, anziché applicare la stessa soluzione a tutti.

Può essere altresì utile compilare un diario annotando orario, luogo, attività svolta, eventuale caduta o perdita di equilibrio e relazione temporale con l’assunzione dei farmaci. Al solito, la terapia non dovrebbe però essere modificata autonomamente: il diario serve solo a fornire al neurologo elementi più precisi per la valutazione. Non è, lo ripetiamo, il diario non è e non deve essere considerato come uno strumento auto diagnostico.

Perché aumenta il rischio di caduta e cosa fare durante il blocco

Il freezing non causa inevitabilmente una caduta. Il pericolo è dovuto ad un semplice meccanismo meccanico: quando il corpo continua a proiettarsi in avanti mentre i piedi non avanzano il baricentro si sposta al di fuori del corpo e il rischio di caduta aumenta a dismisura.

Dal punto di vista clinico uno studio sul rapporto tra freezing, fluttuazioni motorie e cadute ha confermato che il blocco del cammino rappresenta un importante fattore associato alle cadute nelle persone con Parkinson. Il rischio, tuttavia, deve essere valutato considerando anche equilibrio, velocità del passo, difficoltà cognitive, ipotensione, caratteristiche dell’ambiente e precedenti cadute.

Quando si verifica un episodio, aumentare lo sforzo nello spostarsi in avanti non è generalmente la strategia migliore. Sarebbe, invece, preferibile interrompere il tentativo di avanzare e recuperare il controllo del movimento.  
Una sequenza pratica, da provare preventivamente con il fisioterapista, può essere questa:

  1. Fermarsi, evitando di continuare a spingere il busto in avanti.
  2. Raddrizzare la postura e stabilizzare entrambi i piedi.
  3. Respirare, concedendosi qualche secondo senza fretta.
  4. Spostare il peso lentamente da una gamba all’altra.
  5. Utilizzare un segnale conosciuto e compiere un passo ampio e intenzionale. 

Il segnale, o cue, può essere visivo, sonoro, verbale oppure mentale.  
La persona può, per esempio, oltrepassare una linea sul pavimento, seguire il ritmo di un metronomo, contare “uno-due-passo” o immaginare di scavalcare un piccolo ostacolo. 

Le linee guida dell’American Physical Therapy Association per la gestione fisioterapica del Parkinson raccomandano il cueing esterno (cioè i segnali esterni) come possibile strumento per migliorare alcuni aspetti del cammino e ridurre la gravità degli episodi. Il segnale deve però essere scelto in relazione alle capacità, alle preferenze e alle difficoltà della singola persona.

Una revisione con metanalisi sul cueing è arrivata a una conclusione significativa già nel titolo: “un solo segnale non è adatto a tutti”. Alcuni pazienti rispondono meglio ai riferimenti visivi, altri ai segnali sonori, tattili o alle strategie attentive. Inoltre, una tecnica efficace in laboratorio potrebbe risultare meno pratica in un supermercato, in bagno o mentre si attraversa una strada.

Anche il caregiver può contribuire, ma dovrebbe evitare di afferrare e tirare improvvisamente la persona per un braccio. È preferibile mantenere la calma, lasciare spazio, ricordare un solo segnale alla volta e attendere che il movimento venga organizzato.

Ambiente, svolte, cueing e riabilitazione

La prevenzione delle cadute comincia dall’osservazione delle situazioni reali.  
Non basta sapere che il freezing è presente: occorre capire dove, quando e durante quali movimenti tende a manifestarsi.

In casa è utile mantenere liberi i percorsi principali, eliminare tappeti mobili e cavi, migliorare l’illuminazione e ridurre gli oggetti che obbligano a compiere svolte strette. Nei punti in cui il blocco compare ripetutamente, come davanti alla porta del bagno, il fisioterapista può valutare l’utilità di una striscia ad alto contrasto sul pavimento.

Questi accorgimenti domestici rappresentano però solo una parte della strategia di prevenzione. Il rischio di caduta, infatti, non dipende esclusivamente dagli ostacoli presenti nell’ambiente, ma nasce dall’interazione tra difficoltà motorie, condizioni cliniche, capacità di attenzione e modalità con cui la persona affronta le attività quotidiane. Per questo ogni intervento dovrebbe partire da una valutazione complessiva e personalizzata.

Quali raccomandazioni?

Le raccomandazioni sulla prevenzione delle cadute nel Parkinson indicano che freezing, ridotta velocità del cammino e precedenti cadute devono essere inclusi nella valutazione. Gli interventi più utili sono generalmente multidimensionali: esercizio, adattamento ambientale, revisione delle terapie, educazione del caregiver e gestione dei disturbi cognitivi o cardiovascolari eventualmente presenti.

Durante le svolte è preferibile evitare di ruotare rapidamente su un piede. È più sicuro descrivere un piccolo arco, suddividendo il cambio di direzione in più passi. Prima di attraversare una porta, può essere utile rallentare, guardare oltre la soglia, preparare mentalmente un passo ampio e utilizzare il cue concordato.

Rassegnazione o riabilitazione?

La comparsa del freezing non deve essere vissuta come un invito a rinunciare al movimento. La riabilitazione non arresta la malattia di Parkinson e non elimina necessariamente gli episodi, ma può aiutare a ridurne l’impatto, rallentare la perdita di alcune capacità funzionali e imparare strategie più efficaci per controllare il passo nelle situazioni difficili.  

Attraverso un allenamento personalizzato, la persona può migliorare sicurezza, equilibrio e fiducia nei propri movimenti, mantenendo più a lungo possibile autonomia e partecipazione alla vita quotidiana.

La riabilitazione può includere esercizi per equilibrio e forza, allenamento dell’avvio del passo, pratica delle svolte, superamento di ostacoli, tapis roulant, progressiva gestione del doppio compito. Le difficoltà dovrebbero essere simulate in un contesto protetto, aumentando gradualmente la complessità.

Una revisione del 2024 sull’allenamento con segnali sonori ha rilevato un possibile miglioramento della velocità del cammino rispetto all’allenamento senza cue, anche se la qualità complessiva delle evidenze è stata giudicata bassa. Il cueing è quindi uno strumento promettente, ma non una soluzione automatica o definitiva.

Bastoni, deambulatori e ausili con laser non dovrebbero essere acquistati senza una valutazione professionale. Un dispositivo non adatto può ostacolare il passo, aumentare il doppio compito o essere difficile da manovrare durante una svolta.  
La scelta deve essere verificata in relazione all’equilibrio, alla forza, alle capacità cognitive e agli spazi realmente frequentati.

Le tecnologie più recenti stanno esplorando sensori indossabili capaci di riconoscere il freezing e attivare un segnale soltanto quando necessario. Nel trial pubblicato nel 2024, un sistema con cue sonori personalizzati attivati automaticamente ha ridotto il freezing in persone con episodi gravi, sia durante la fase ON sia durante la fase OFF.  
I risultati sono incoraggianti, ma questi dispositivi richiedono ancora selezione, addestramento e verifica nella vita quotidiana.

Conclusioni

Il freezing nel Parkinson è un fenomeno episodico che può interrompere improvvisamente il cammino e aumentare il rischio di perdita dell’equilibrio. Compare più spesso durante l’avvio, le svolte, il passaggio attraverso spazi stretti e le attività che richiedono di dividere l’attenzione.

La risposta più sicura non consiste nel forzare il movimento.  
Fermarsi, stabilizzare la postura, trasferire il peso e utilizzare un segnale già sperimentato può aiutare a riprendere il passo. Allo stesso tempo, l’ambiente deve essere organizzato per ridurre ostacoli, fretta e cambi di direzione troppo bruschi.

Non esiste una strategia valida per tutti.  
Medico curante, neurologo, fisioterapista, paziente e caregiver dovrebbero lavorare insieme per individuare i fattori scatenanti, verificare la relazione con la terapia e scegliere cue, esercizi e ausili realmente utili.

Cadute, quasi-cadute, aumento degli episodi o crescente paura di camminare devono essere segnalati al team curante. Perché intervenire non significa soltanto prevenire un trauma: significa anche proteggere autonomia, partecipazione sociale e fiducia nel movimento. 

 

 

 

 

Approfondimenti

Parkinson e sintomi non motori: stipsi, sonno, umore e dolore, i segnali meno riconosciuti

Parkinson e attività fisica: cammino, equilibrio, danza e fisioterapia, cosa aiuta davvero 

 

Referenze

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Conde CI, Lang C, Baumann CR, Easthope CA, Taylor WR, Ravi DK. Triggers for freezing of gait in individuals with Parkinson's disease: a systematic review. Front Neurol. 2023 Dec  

Tosserams A, Fasano A, Gilat M, Factor SA, Giladi N, Lewis SJG, Moreau C, Bloem BR, Nieuwboer A, Nonnekes J. Management of freezing of gait - mechanism-based practical recommendations. Nat Rev Neurol. 2025  

Okuma Y, Silva de Lima AL, Fukae J, Bloem BR, Snijders AH. A prospective study of falls in relation to freezing of gait and response fluctuations in Parkinson's disease. Parkinsonism Relat Disord. 2018  

Osborne JA, Botkin R, Colon-Semenza C, DeAngelis TR, Gallardo OG, Kosakowski H, Martello J, Pradhan S, Rafferty M, Readinger JL, Whitt AL, Ellis TD. Physical Therapist Management of Parkinson Disease: A Clinical Practice Guideline From the American Physical Therapy Association. Phys Ther. 2022  

Cosentino C, Putzolu M, Mezzarobba S, Cecchella M, Innocenti T, Bonassi G, Botta A, Lagravinese G, Avanzino L, Pelosin E. One cue does not fit all: A systematic review with meta-analysis of the effectiveness of cueing on freezing of gait in Parkinson's disease. Neurosci Biobehav Rev. 2023  

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Altre fonti consultate

Parkinson, quali sintomi possono permetterci di predirlo in anticipo — Corriere della Sera  

Parkinson: come cambia la camminata e perché può comparire il freezing — Corriere della Sera 

Parkinson, le strategie adottate dai malati per ritrovare il ritmo dei passi — Corriere della Sera  

Parkinson’s patient able to walk 6 km without problems after spinal implant — The Guardian  

Laser shoes help prevent Parkinson’s patients from freezing while walking — Parkinson’s News Today  

Wearable device prevents freezing of gait in Parkinson’s disease — Parkinson’s News Today  

Mumbai doctors developing AI tool to predict gait freezing in Parkinson’s patients — The Times of India  

 

 


 

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FAQ 

Il freezing è uguale alla rigidità? 
No. La rigidità è un aumento involontario del tono muscolare e può essere presente anche quando la persona non cammina. Il freezing è invece un’interruzione episodica del passo che si verifica durante l’avvio o la prosecuzione del movimento.

Quanto dura un episodio? 
Generalmente dura pochi secondi, ma la durata può variare. Anche un blocco molto breve può diventare pericoloso se il corpo continua a spostarsi mentre i piedi rimangono fermi.

Cosa bisogna fare quando i piedi si bloccano? 
È preferibile fermare il tentativo di avanzare, raddrizzare la postura, respirare, spostare il peso lateralmente e utilizzare un cue già sperimentato con il fisioterapista. Forzare una serie di passi piccoli e rapidi può aumentare l’instabilità.

Il metronomo funziona per tutti? 
No. Alcune persone rispondono bene ai segnali sonori, mentre altre ottengono risultati migliori con linee sul pavimento, istruzioni verbali, movimenti laterali o strategie mentali. Il tipo e il ritmo del segnale devono essere personalizzati.

Il freezing indica che i farmaci non funzionano più? 
Non necessariamente. Gli episodi possono aumentare durante le fasi OFF, ma in alcune persone compaiono anche durante le fasi ON. È utile registrare gli orari e parlarne con il neurologo senza cambiare autonomamente la terapia.

Un deambulatore con laser può risolvere il problema? 
Può essere utile per alcune persone, ma non per tutte. La linea laser costituisce un riferimento visivo, mentre la struttura del deambulatore può modificare equilibrio e manovrabilità. L’ausilio deve essere provato e regolato da un professionista.

Come può aiutare il caregiver? 
Può osservare quando si verificano gli episodi, ridurre la fretta, liberare il percorso e ricordare con calma la strategia concordata. Dovrebbe evitare di tirare improvvisamente la persona durante il blocco.

Quando è opportuno richiedere una nuova valutazione? 
Quando il freezing compare per la prima volta, diventa più frequente, causa cadute o quasi-cadute, cambia in relazione ai farmaci oppure porta la persona a ridurre le proprie attività per paura di cadere.