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Terapia ormonale personalizzata: come si costruisce una scelta su misura

La terapia ormonale in menopausa non dovrebbe essere scelta “a catalogo”, ma costruita sulla persona: sintomi, età, tempo trascorso dall’ultima mestruazione, storia clinica, rischio cardiovascolare e tromboembolico, presenza dell’utero e disturbi urogenitali orientano la decisione tra trattamento orale, transdermico o locale. La personalizzazione serve a massimizzare i benefici e ridurre i rischi, con controlli periodici.
01/06/2026
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Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere ai contenuti Orion dedicati all'aggiornamento scientifico. 

Due donne possono avere la stessa età, essere entrambe in menopausa e raccontare sintomi molto diversi. Una riferisce vampate intense, risvegli notturni e irritabilità; un’altra non ha quasi disturbi vasomotori, ma soffre di secchezza vaginale, bruciore, dolore nei rapporti o infezioni urinarie ricorrenti.

A parità di “menopausa”, il bisogno terapeutico non è lo stesso. È da qui che nasce il concetto di terapia ormonale personalizzata: non un trattamento standard uguale per tutte, ma una scelta ragionata, costruita insieme al medico.

Le principali società scientifiche concordano su un punto: la terapia ormonale della menopausa resta il trattamento più efficace per i sintomi vasomotori, come vampate e sudorazioni notturne, e può essere utile anche nella sindrome genitourinaria della menopausa e nella prevenzione della perdita ossea.

Tuttavia, benefici e rischi cambiano in base a tipo di ormone, dose, durata, via di somministrazione, momento di inizio e uso del progestinico quando l’utero è presente.

Da dove parte una scelta davvero personalizzata

Il primo passo non è domandarsi “quale farmaco?”, ma “quale problema vogliamo trattare?”. Le vampate, l’insonnia legata ai risvegli notturni e alcuni disturbi dell’umore possono richiedere una terapia sistemica, cioè capace di agire sull’intero organismo. La secchezza vaginale, il bruciore, il dolore durante i rapporti e alcuni disturbi urinari possono invece beneficiare di una terapia locale, mirata soprattutto ai tessuti vulvovaginali e urogenitali.

La valutazione comprende anche età, anni trascorsi dall’inizio della menopausa, pressione arteriosa, peso, fumo, familiarità per trombosi o tumori, storia personale di patologie cardiovascolari, emicrania con aura, diabete, interventi ginecologici e farmaci in uso.

Le linee guida NICE raccomandano di discutere benefici e rischi tenendo conto di circostanze individuali e fattori di rischio, confrontando terapia combinata o solo estrogenica, via orale o transdermica, tipi di estrogeno e progestinico, dose e durata.

Un elemento spesso sottovalutato è la presenza dell’utero. 
In generale, chi ha ancora l’utero non dovrebbe assumere estrogeni sistemici senza un adeguato progestinico, perché l’endometrio deve essere protetto. 
Chi ha avuto un’isterectomia totale, invece, può in molti casi utilizzare estrogeni senza progestinico, sempre dopo valutazione medica. Le linee guida NICE indicano infatti terapia combinata per le persone con utero ed estrogeni soli dopo isterectomia totale.

Orale o transdermica: non è solo una questione di comodità

La via orale è probabilmente la più conosciuta: compresse o capsule assunte per bocca, con dosaggi e schemi definiti. Può essere pratica per alcune persone, ma – questa modalità di assunzione - attraversa il fegato prima di entrare pienamente in circolo. Questo “primo passaggio epatico” può influenzare alcuni parametri metabolici e coagulativi, motivo per cui la via di somministrazione non è un dettaglio secondario.

La via transdermica, tramite cerotti, gel o spray cutanei, permette all’estradiolo di essere assorbito attraverso la pelle. In molte situazioni è considerata una scelta particolarmente interessante perché evita il primo passaggio epatico e può garantire livelli più stabili. Le già citate linee guida NICE suggeriscono di considerare la terapia transdermica invece di quella orale nelle persone con aumentato rischio di tromboembolismo venoso, per esempio in presenza di BMI superiore a 30 kg/m².

Ulteriori studi vanno in questa direzione: alcune revisioni sistematiche indicano che, rispetto alla via transdermica, la terapia estrogenica orale può essere associata a un rischio più alto di trombosi venosa profonda e tromboembolismo venoso (seppur con alcuni limiti “statistici” legati alla qualità degli studi effettuati).

Le linee guida cliniche della European Society of Endocrinology indicano che, nella scelta della terapia ormonale della menopausa, vanno considerate caratteristiche individuali, comorbidità, preferenze, disponibilità e costi.

In alcune particolari condizioni — tra cui diabete o ipertensione ben controllati e storia di emicrania con aura — la via transdermica è indicata come preferibile. 
In caso di precedente tromboembolismo venoso, se la terapia ormonale fosse ritenuta indicata, dopo valutazione individuale del rapporto beneficio-rischio, viene raccomandato l’uso di estrogeno transdermico a basso dosaggio.

Questo non significa che la via orale sia “sbagliata” in assoluto. 
Significa che una terapia ormonale personalizzata deve considerare il profilo di rischio della persona, non solo la preferenza per una compressa o un cerotto.

Terapia locale: quando il bersaglio è urogenitale

La terapia locale ha un obiettivo diverso. 
Non nasce per trattare vampate o sudorazioni notturne, ma per migliorare sintomi come secchezza vaginale, bruciore, fastidio durante i rapporti, irritazione, urgenza urinaria o infezioni urinarie ricorrenti in postmenopausa. In questi casi si parla spesso di sindrome genitourinaria della menopausa, una condizione legata alla riduzione degli estrogeni sui tessuti vulvovaginali, uretrali e vescicali.

Diverse linee guida e position statement concordano sul fatto che, in presenza di sintomi genitourinari della menopausa, gli estrogeni vaginali locali rappresentano un’opzione terapeutica specifica, utilizzabile anche quando la donna assume già una terapia ormonale sistemica. La scelta tra crema, gel, compressa o ovulo vaginale, oppure anello a rilascio locale, dovrebbe essere condivisa con il medico, tenendo conto dei sintomi, della praticità d’uso, delle preferenze della paziente e di eventuali condizioni cliniche particolari.

Un punto importante riguarda la sicurezza percepita. 
Molte persone temono che una terapia estrogenica locale abbia gli stessi effetti sistemici di una terapia orale o transdermica. In realtà, secondo alcune revisioni cliniche recenti, con i preparati vaginali a basso dosaggio l’assorbimento sistemico è generalmente minimo e i livelli plasmatici di estradiolo tendono a restare nel range postmenopausale.

Anche in questo caso, però, la scelta deve essere discussa con il medico, soprattutto in presenza di storia personale di tumore mammario o terapie oncologiche in corso.

Dose, durata e controlli: la terapia cambia con la persona

Una terapia ben costruita non finisce con la prescrizione. 
Le linee guida (NICE) raccomandano di usare la dose efficace più bassa e di rivalutare periodicamente benefici, effetti indesiderati e obiettivi del trattamento.

Nei primi mesi possono comparire tensione mammaria, nausea, cefalea, variazioni dell’umore o sanguinamenti irregolari, soprattutto quando si inizia o si modifica una terapia sistemica. Alcuni effetti si attenuano con il tempo, altri richiedono un aggiustamento di dose, schema o via di somministrazione. Le linee guida cliniche 2025 della European Society of Endocrinology indicano che, quando la terapia ormonale non è ben tollerata o non controlla adeguatamente i sintomi, la rivalutazione specialistica può includere sia la modifica del dosaggio che della via di somministrazione.

Il progestinico merita una riflessione a parte.

Non tutti i progestinici sono identici per profilo farmacologico, tollerabilità e dati disponibili. Alcune ricerche suggeriscono un rischio mammario più basso con progesterone micronizzato rispetto ad alcuni progestinici sintetici, ma la terapia estrogeno-progestinica combinata resta comunque un tema da discutere nel counseling, perché il rischio di carcinoma mammario può aumentare con durata, schema e tipo di trattamento.

La terapia ormonale personalizzata, quindi, è un processo dinamico: si parte da una valutazione iniziale, si sceglie una strategia, si osserva la risposta e si corregge il percorso quando necessario.

Conclusione

La scelta tra terapia orale, transdermica o locale non dovrebbe essere vissuta come un bivio tecnico incomprensibile. La domanda più utile è: quali sintomi vogliamo trattare, con quale profilo di beneficio-rischio e con quale livello di esposizione sistemica?

La via orale può essere adatta ad alcune persone; la transdermica è spesso preferibile quando si vuole ridurre l’impatto epatico o quando esistono fattori di rischio tromboembolico, metabolico o cardiovascolare; la terapia locale è indicata quando il problema principale riguarda i sintomi genitourinari.

La scelta migliore nasce da un dialogo informato tra persona e medico, con controlli regolari e disponibilità a rivedere il piano nel tempo.

 

 

 

Referenze

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Menopause: identification and management, NICE guideline, April 2026

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Mohammed K, Abu Dabrh AM, Benkhadra K, Al Nofal A, Carranza Leon BG, Prokop LJ, Montori VM, Faubion SS, Murad MH. Oral vs Transdermal Estrogen Therapy and Vascular Events: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Clin Endocrinol Metab. 2015 Nov

Mary Ann Lumsden , Olaf M Dekkers , Stephanie S Faubion , Angelica Lindén Hirschberg , Channa N Jayasena , Irene Lambrinoudaki , Yvonne Louwers , JoAnn V Pinkerton , Antoan Stefan Sojat , Leonie van Hulsteijn, European Society of Endocrinology clinical practice guideline for evaluation and management of menopause and the perimenopause, European Journal of Endocrinology, Volume 193, Issue 4, October 2025

The 2020 Genitourinary Syndrome of Menopause Position Statement of The North American Menopause Society 

Portman DJ, Gass ML; Vulvovaginal Atrophy Terminology Consensus Conference Panel. Genitourinary syndrome of menopause: new terminology for vulvovaginal atrophy from the International Society for the Study of Women's Sexual Health and the North American Menopause Society. J Sex Med. 2014 Dec

Trischuk T, Visentin J, Morissette R. How to help patients navigate genitourinary syndrome of menopause. Can Fam Physician. 2024 Nov-Dec

Mary Ann Lumsden, Olaf M. Dekkers, Stephanie S. Faubion, Angelica Lindén Hirschberg, Channa N. Jayasena, Irene Lambrinoudaki, Yvonne Louwers,  JoAnn V. Pinkerton,  Antoan Stefan Sojat, Leonie van Hulsteijn, European Society of Endocrinology clinical practice guideline for evaluation and management of menopause and the perimenopause, European Journal of Endocrinology, 2025

Asi N, Mohammed K, Haydour Q, Gionfriddo MR, Vargas OL, Prokop LJ, Faubion SS, Murad MH. Progesterone vs. synthetic progestins and the risk of breast cancer: a systematic review and meta-analysis. Syst Rev. 2016 Jul

 

Altre fonti consultate

ISSalute

Fondazione Alessandra Graziottin

Fondazione Alessandra Graziottin

Alessandra Graziottin

Fondazione Veronesi

Fondazione Veronesi

NHS

NHS

ACOG Patient FAQ 

The Menopause Society

The Menopause Charity

My Menopause Centre

 

 

 


 

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FAQ 

La terapia ormonale personalizzata è uguale per tutte le donne in menopausa?
No. Si basa su sintomi, età, storia clinica, rischio individuale, presenza dell’utero e preferenze della persona.

La via transdermica è sempre migliore di quella orale?
Non sempre. Può essere preferibile in alcune condizioni, come aumentato rischio tromboembolico, ipertensione controllata, diabete controllato o emicrania con aura, ma la decisione va individualizzata.

La terapia locale vaginale cura anche le vampate?
No. È pensata soprattutto per sintomi urogenitali come secchezza, bruciore, dolore nei rapporti e alcuni disturbi urinari.

Chi ha l’utero deve sempre assumere anche un progestinico?
In generale, quando si usano estrogeni sistemici e l’utero è presente, serve un progestinico per proteggere l’endometrio. Esistono però schemi diversi, da valutare con il ginecologo.

La terapia ormonale va presa per sempre?
Non necessariamente. Durata e dosaggio vanno rivalutati periodicamente in base a benefici, effetti indesiderati, età e cambiamenti del profilo di rischio.