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Una donna di 45 anni dorme male da settimane, si sveglia sudata, si sente più irritabile del solito e fatica a concentrarsi. La prima spiegazione sembra ovvia: troppo lavoro, famiglia, pensieri, poco riposo. E in parte può essere vero. Ma quando questi cambiamenti compaiono insieme a mestruazioni più ravvicinate, più abbondanti o irregolari, il quadro merita una lettura più ampia: potrebbe trattarsi di perimenopausa.
La perimenopausa è la fase di transizione che precede la menopausa vera e propria. Secondo i criteri STRAW+10, usati nella ricerca sullo sviluppo riproduttivo femminile, il passaggio verso la menopausa si riconosce anche attraverso cambiamenti progressivi nella regolarità del ciclo mestruale, prima con variazioni di durata più marcate e poi con intervalli sempre più lunghi tra una mestruazione e l’altra.
Quando lo stress non spiega tutto
Stress e perimenopausa possono assomigliarsi perché coinvolgono alcune aree comuni: sonno, umore, energia, memoria, percezione corporea. La differenza è che nella perimenopausa questi disturbi si inseriscono in una fase biologica di oscillazione ormonale, in particolare degli estrogeni, che può rendere i sintomi discontinui e apparentemente poco “logici”.
Tra i primi sintomi della perimenopausa ci sono alterazioni del ciclo, vampate di calore, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, secchezza vaginale, calo del desiderio, irritabilità, ansia, tristezza, difficoltà di concentrazione e sensazione di “mente annebbiata”. Una revisione clinica sulla gestione della perimenopausa sottolinea che molte donne arrivano alla visita proprio con una combinazione di cambiamenti mestruali, sintomi vasomotori, disturbi del sonno e modificazioni dell’umore.
Il punto non è trasformare ogni fase di stanchezza in un problema ormonale. Il punto è evitare l’errore opposto: liquidare tutto come stress, soprattutto quando il corpo sta cambiando in modo ripetuto e riconoscibile.
Ciclo irregolare, vampate e risvegli: i segnali più caratteristici
Il ciclo è spesso il primo indizio. Le mestruazioni possono arrivare prima, saltare, diventare più abbondanti o più leggere. In alcune donne il cambiamento è graduale; in altre è più brusco. La variabilità del ciclo è uno degli elementi che aiutano a collocare la donna nella transizione menopausale, anche se da sola non basta sempre a spiegare tutti i sintomi.
Le vampate di calore e le sudorazioni notturne sono tra i segnali più riconoscibili.
Gli studi dello Study of Women’s Health Across the Nation, uno dei grandi programmi di ricerca sulla salute femminile nella mezza età, hanno mostrato che i sintomi vasomotori sono molto frequenti durante la transizione menopausale e possono influenzare qualità del sonno, benessere quotidiano e percezione della salute.
Il sonno merita attenzione particolare. Addormentarsi con fatica, svegliarsi alle 3 o alle 4 del mattino, alzarsi già stanche, avere sudorazioni notturne o un sonno frammentato sono esperienze comuni. La letteratura ha riportato che i disturbi del sonno tendono ad aumentare nella perimenopausa rispetto alla fase premenopausale, con una prevalenza che può arrivare a circa il 39-47% nelle donne in transizione.
Umore, ansia e “brain fog”: perché sembrano stress
Molte donne non collegano subito irritabilità, ansia, malinconia o difficoltà di concentrazione alla perimenopausa. Eppure, questi aspetti possono far parte del quadro. Non significa che “sia tutto ormonale”, né che l’esperienza psicologica venga ridotta a biologia. Significa, piuttosto, che cervello, sonno, termoregolazione e ormoni comunicano tra loro.
I sintomi della perimenopausa possono essere fluttuanti: una settimana la donna si sente energica, quella dopo più vulnerabile, con meno pazienza o meno lucidità. Questo andamento a onde può far pensare a un periodo di pressione emotiva, ma il legame con ciclo, risvegli notturni, vampate o sudorazioni può orientare verso una valutazione ginecologica o endocrino-ginecologica.
Una revisione recente dedicata alla perimenopausa ricorda che questa fase è caratterizzata da un’ampia variabilità individuale: non tutte le donne sperimentano gli stessi disturbi, né con la stessa intensità. Per questo l’ascolto clinico è importante quanto il singolo dato di laboratorio.
Anche il cosiddetto “brain fog” — difficoltà a trovare le parole, piccole dimenticanze, minore capacità di concentrazione, sensazione di mente meno pronta — è un’esperienza piuttosto normale durante la perimenopausa.
Può preoccupare, soprattutto perché compare in una fase della vita in cui molte donne sono molto attive sul piano professionale, familiare e relazionale. Tuttavia, la letteratura scientifica conferma che i disturbi cognitivi soggettivi sono frequenti nella transizione menopausale e riguardano soprattutto attenzione, memoria di lavoro, velocità di elaborazione e recupero delle parole.
Il sonno disturbato può amplificarli: quando i risvegli notturni, le sudorazioni o l’insonnia riducono la qualità del riposo, anche concentrazione, memoria e tono dell’umore ne risentono. Nella maggior parte dei casi non si tratta di un segnale di decadimento cognitivo, ma di un cambiamento transitorio e multifattoriale, che merita ascolto e può migliorare intervenendo su sonno, stress, attività fisica e, quando indicato, con una valutazione medica personalizzata.
Quando parlarne con il medico
Parlare di perimenopausa non significa chiedere automaticamente una terapia ormonale. Significa costruire un quadro: età, storia mestruale, sintomi, familiarità, farmaci assunti, rischio cardiovascolare, salute ossea, emicrania, tiroide, eventuali disturbi dell’umore, contraccezione e qualità della vita.
Una visita è particolarmente opportuna se il sanguinamento è molto abbondante, se compare dopo rapporti sessuali, se i cicli diventano molto ravvicinati, se il dolore è nuovo o intenso, o se la stanchezza è marcata. Il sanguinamento uterino anomalo in età perimenopausale non va attribuito automaticamente alla transizione ormonale: può richiedere valutazione clinica, esami del sangue, ecografia o altri approfondimenti in base al caso.
Sul piano terapeutico non esiste una risposta unica: la scelta dipende soprattutto dal disturbo che pesa di più sulla qualità di vita della donna. Quando vampate e sudorazioni notturne sono intense o frequenti, la terapia ormonale menopausale rappresenta ancora oggi l’opzione più efficace per le molte donne che possono assumerla.
Non va però considerata una soluzione standard: deve essere valutata caso per caso, tenendo conto di età, storia clinica, fattori di rischio, benefici attesi, possibili controindicazioni e preferenze personali. Proprio su questo aspetto insisteva nel 2022 la North American Menopause Society, raccomandando un approccio individualizzato e una rivalutazione periodica della terapia nel tempo.
Esistono anche approcci alternativi, che possono essere presi in considerazione quando la terapia ormonale non è indicata perchè – per cause di storia clinica personale - non rappresenta la scelta più adatta.
Tra questi rientrano alcuni farmaci, gli interventi mirati a migliorare il sonno, l’attività fisica regolare, la gestione del peso, la riduzione di alcol e fumo e le tecniche cognitivo-comportamentali, utili soprattutto in presenza di insonnia e sintomi vasomotori.
Anche su questo fronte la NAMS, North American Menopause Society, ha offerto un riferimento importante: in un documento del 2023, dedicato alle terapie non ormonali, ha sottolineato che non tutte le opzioni disponibili hanno lo stesso livello di evidenza scientifica. Alcuni interventi sono supportati da dati più solidi, mentre molti rimedi comunemente proposti o percepiti come “naturali” dispongono ancora di prove limitate o insufficienti.
Conclusione
La perimenopausa non è una malattia, ma una fase fisiologica che può diventare faticosa se non viene riconosciuta.
Il problema nasce quando insonnia, irritabilità, cali di concentrazione, vampate leggere o cicli irregolari vengono archiviati per mesi come semplice stress.
Riconoscere i sintomi della perimenopausa permette di dare un nome ai cambiamenti, osservare il loro andamento e discuterne con un professionista.
La risposta migliore non è uguale per tutte: alcune donne avranno bisogno solo di informazione e monitoraggio, altre di interventi sul sonno o sullo stile di vita, altre ancora di una terapia specifica. La cosa importante è non considerare “normale” un malessere che, giorno dopo giorno, finisce per pesare su lavoro, relazioni, vita sessuale, energia e qualità della vita.
Referenze
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Delamater L, Santoro N. Management of the Perimenopause. Clin Obstet Gynecol. 2018 Sep
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Mary Ann Lumsden, Olaf M Dekkers, Stephanie S Faubion, Angelica Lindén Hirschberg, Channa N Jayasena, Irene Lambrinoudaki, Yvonne Louwers, JoAnn V Pinkerton, Antoan Stefan Sojat, Leonie van Hulsteijn, European Society of Endocrinology clinical practice guideline for evaluation and management of menopause and the perimenopause, European Journal of Endocrinology, Volume 193, Issue 4, October 2025
Altre fonti consultate
D Repubblica — Le donne dormono peggio degli uomini. E la scienza se ne sta finalmente occupando
Corriere della Sera — Esercizio fisico, cura delle ossa e “duapausa”: guida alla mezza età felice
ANSA — Da sole a volte non basta, i rischi dalle cure per la menopausa fai da te
Vanity Fair — Cosa succede al tuo cervello quando entri in menopausa
Fondazione Umberto Veronesi — Sonno e menopausa: quali farmaci utilizzare?
International Menopause Society — Brain Fog and Memory Difficulties in Menopause
Johns Hopkins Medicine — Perimenopause