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Menopausa e salute urogenitale: secchezza vaginale, bruciore, dolore e infezioni ricorrenti, cosa sapere

La menopausa può modificare in modo significativo l’equilibrio dei tessuti vaginali e urinari. Secchezza, bruciore, dolore durante i rapporti, urgenza minzionale e infezioni ricorrenti non sono disturbi “da sopportare in silenzio”, ma segnali di una condizione riconosciuta, oggi definita sindrome genitourinaria della menopausa, per la quale esistono diverse opzioni di gestione.
27/05/2026
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Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere ai contenuti Orion dedicati all'aggiornamento scientifico. 

Molte donne arrivano alla visita ginecologica dopo mesi, a volte anni, di piccoli disturbi interpretati come episodi isolati: un bruciore che torna, fastidio durante i rapporti, bisogno più frequente di urinare, infezioni urinarie ripetute, difficoltà a usare alcuni detergenti o indumenti aderenti. Spesso il problema emerge solo quando diventa impossibile da ignorare. Eppure, i segnali sono molto più comuni di quanto si pensi, e le soluzioni sono sorprendentemente semplici da mettere in pratica.

La definizione oggi più usata per questo “fastidio” è sindrome genitourinaria della menopausa, o GSM dall’inglese genitourinary syndrome of menopause.  

Il termine, di conio relativamente recente, ha sostituito l’espressione atrofia vulvovaginale, perché descrive meglio il coinvolgimento non solo della vagina, ma anche di vulva, uretra, vescica e funzione sessuale.  

Infatti, secondo i principali documenti clinici, la sindrome genitourinaria della menopausa può includere secchezza, bruciore, irritazione, dolore durante i rapporti, ridotta lubrificazione, urgenza urinaria, disuria e infezioni urinarie ricorrenti.  

Il meccanismo alla base è soprattutto la riduzione della stimolazione estrogenica sui tessuti urogenitali: vagina, vulva, uretra e vescica sono aree ricche di recettori per gli estrogeni. Quando i livelli estrogenici diminuiscono dopo la menopausa, viene meno una parte del supporto che contribuisce a mantenere spessore, elasticità, idratazione, vascolarizzazione e normale trofismo delle mucose.

Per questo i tessuti vaginali e vulvari possono diventare progressivamente più sottili, fragili, meno elastici e meno lubrificati. Il calo estrogenico riduce anche il contenuto di glicogeno dell’epitelio vaginale: poiché il glicogeno è un substrato importante per i lattobacilli, la sua diminuzione può favorire una riduzione della flora latto bacillare protettiva, un aumento del pH vaginale e un ambiente meno acido. Questo cambiamento dell’ecosistema vaginale contribuisce a spiegare perché, nella GSM, sintomi locali e disturbi urinari possano comparire insieme o alimentarsi reciprocamente. 

Secchezza vaginale, bruciore e dolore: non è solo fastidio

La secchezza vaginale non è semplicemente una riduzione della lubrificazione. Può rendere i tessuti più sensibili agli attriti, aumentare la percezione di bruciore, provocare microlesioni e rendere dolorosi i rapporti sessuali.  

Il termine medico per il dolore durante i rapporti è dispareunia, ma nella vita quotidiana può tradursi in evitamento dell’intimità, ansia anticipatoria, senso di imbarazzo e riduzione della qualità della vita.

Una ricerca promossa da PCORI (Patient-Centered Outcomes Research Institute) ricorda che oltre metà delle donne in postmenopausa può sperimentare sintomi legati all’atrofia urogenitale; lo stesso documento segnala che la secchezza, la dispareunia, il prurito e l’irritazione possono avere conseguenze rilevanti sulla vita sessuale e relazionale. Un aspetto importante è che, a differenza di vampate e sudorazioni notturne, i sintomi genitourinari tendono meno spesso a risolversi spontaneamente e possono peggiorare con il tempo se non vengono riconosciuti.  

Per questo parlarne con il medico non significa “medicalizzare” un cambiamento naturale, ma dare un nome a un disturbo trattabile. La visita serve anche a escludere altre condizioni: infezioni vaginali, dermatiti, lichen sclerosus, vulvodinia, cistiti batteriche, effetti collaterali di farmaci o, più raramente, lesioni che richiedono approfondimenti.  

Gli stessi approfondimenti che, per sanguinamenti dopo la menopausa, dolore persistente, perdite anomale o sintomi urinari importanti meriterebbero, sempre, una valutazione specifica.

Nel caso di visita -dal punto di vista pratico - sarebbe è utile arrivare preparate. Da quanto tempo sono presenti i sintomi? Peggiorano durante i rapporti o la minzione? Ci sono cistiti documentate da urinocoltura? Quali detergenti o lubrificanti vengono usati? Quali terapie sono già state provate?  
Questo aiuta a distinguere il disagio occasionale da un quadro più strutturato.

Infezioni urinarie ricorrenti e menopausa: il legame con l’ambiente vaginale

Le infezioni urinarie ricorrenti sono un altro tema frequente.  
In generale, si parla di ricorrenza quando si verificano tre episodi in dodici mesi o due episodi in sei mesi. In postmenopausa il rischio può aumentare anche per ragioni anatomiche e funzionali: cambiamenti del microbiota, riduzione dell’elasticità dei tessuti, modifiche dell’uretra, eventuale prolasso, residuo post-minzionale o incontinenza.  

Uno studio Cochrane sugli estrogeni per prevenire le infezioni urinarie ricorrenti nelle donne in postmenopausa (seppur un po’ datato), segnala che gli estrogeni vaginali, rispetto al placebo, hanno ridotto il numero di infezioni, mentre gli estrogeni orali non hanno mostrato lo stesso beneficio preventivo.

Tuttavia, anche le linee guida più recenti dell’American Urological Association, indicano che nelle pazienti con sindrome genitourinaria della menopausa e infezioni urinarie ricorrenti i clinici dovrebbero raccomandare estrogeni vaginali locali a basso dosaggio per ridurre il rischio di episodi futuri.

Questo non significa che ogni bruciore urinario sia automaticamente una cistite (ossia un’infezione delle vie urinarie), né che ogni cistite richieda lo stesso approccio.  

L’urinocoltura, quando indicata, aiuta a confermare la natura batterica dell’episodio e a evitare trattamenti antibiotici inutili. Allo stesso modo, quando le infezioni si ripetono, limitarsi a “spegnere” ogni episodio con antibiotici può non bastare: occorre ragionare anche sul terreno urogenitale che favorisce le recidive.

Cosa si può fare: idratanti, lubrificanti, terapie locali e personalizzazione

La gestione dipende dall’intensità dei sintomi, dalla storia clinica, dalle preferenze della donna e da eventuali controindicazioni.  

Nei casi lievi, possono essere utili idratanti vaginali usati con regolarità e lubrificanti durante i rapporti. Ma attenzione: questi rimedi non sono la stessa cosa: il lubrificante riduce l’attrito nel momento del rapporto, mentre l’idratante ha un uso più continuativo. Inoltre: la composizione conta: prodotti troppo irritanti, profumati o non adatti all’ambiente vaginale possono peggiorare il fastidio.  

Le opzioni farmacologiche includono invece estrogeni vaginali a basso dosaggio.  

Una revisione recente ha concluso che estrogeni vaginali possono migliorare almeno alcuni sintomi della GSM, soprattutto secchezza vulvovaginale e, in misura variabile, dolore nei rapporti. La qualità delle evidenze, tuttavia, non è uniforme e i dati di lungo periodo sono ancora limitati per alcuni trattamenti.

Un discorso a parte riguarda le donne con storia pregressa di tumori (in particolare quello mammario). In questi casi la scelta deve essere condivisa con ginecologo e oncologo. ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists) raccomanda di considerare prima le opzioni non ormonali e, se queste non bastassero, solo dopo discussione con i medici curanti, valutare l’uso di un estrogeno vaginale a basso dosaggio.

Conclusione

La salute urogenitale in menopausa merita la stessa attenzione riservata a vampate, sonno, umore o metabolismo. Secchezza, bruciore, dolore e infezioni ricorrenti non sono dettagli marginali: possono influire sul benessere quotidiano, sulla vita sessuale, sulla serenità relazionale e sull’uso appropriato di antibiotici.

Il messaggio principale è semplice: i sintomi vanno evidenziati, valutati e trattati in modo proporzionato. La secchezza vaginale può essere il primo segnale di un cambiamento più ampio dell’ambiente urogenitale.  

Riconoscerlo permette di scegliere meglio tra idratanti, lubrificanti, terapie locali, strategie preventive per le infezioni e controlli mirati.  

La menopausa è una fase fisiologica; il disagio persistente, però, non deve essere considerato inevitabile. 

 

 

Referenze

Portman DJ, Gass ML; Vulvovaginal Atrophy Terminology Consensus Conference Panel. Genitourinary syndrome of menopause: new terminology for vulvovaginal atrophy from the International Society for the Study of Women's Sexual Health and the North American Menopause Society. Maturitas. 2014 Nov

Danan ER, Diem S, Sowerby C, Ullman K, Ensrud K, Landsteiner A, Greer N, Zerzan N, Anthony M, Kalinowski C, Forte M, Abdi HI, Friedman JK, Nardos R, Fok C, Dahm P, Butler M, Wilt TJ. Genitourinary Syndrome of Menopause, Agency for Healthcare Research and Quality; July 2024.

Waetjen LE, Crawford SL, Gajer P, Brooks MM, Gold EB, Reed BD, Hess R, Ravel J. Relationships between the vaginal microbiota and genitourinary syndrome of menopause symptoms in postmenopausal women: the Study of Women's Health Across the Nation. Menopause. Nov 2023.

Carlson K, Nguyen H. Genitourinary Syndrome of Menopause. [Updated 2024 Oct 5]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2026 Jan

Perrotta C, Aznar M, Mejia R, Albert X, Ng CW. Oestrogens for preventing recurrent urinary tract infection in postmenopausal women. Cochrane Database of Systematic Reviews 2008, Issue 2

Kaufman MR, Ackerman AL, Amin KA, Coffey M, Danan E, Faubion SS, et al. The AUA/SUFU/AUGS Guideline on Genitourinary Syndrome of Menopause. Journal of Urology [Internet]. 2025 Sep

Danan ER, Diem S, Sowerby C, et al. Genitourinary Syndrome of Menopause: A Systematic Review [Internet]. Rockville (MD): Agency for Healthcare Research and Quality (US); 2024 Jul

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FAQ 

La secchezza vaginale in menopausa passa da sola? 
Non sempre. I sintomi genitourinari tendono spesso a persistere o peggiorare con il tempo se non trattati, diversamente da altri sintomi menopausali che possono attenuarsi spontaneamente.

Bruciore e dolore indicano sempre un’infezione? 
No. Possono dipendere da secchezza, irritazione, microlesioni, alterazioni del pH, dermatiti o altre condizioni vulvovaginali. Per questo la valutazione medica è utile, soprattutto se i sintomi si ripetono.

Gli estrogeni vaginali sono uguali alla terapia ormonale sistemica? 
No. Le formulazioni vaginali a basso dosaggio hanno un’azione prevalentemente locale. La scelta va comunque personalizzata, soprattutto in presenza di precedenti oncologici o altre condizioni cliniche.

I lubrificanti bastano sempre? 
Possono aiutare molto nei casi lievi o durante i rapporti, ma non sempre sono sufficienti se il problema riguarda anche bruciore, dolore persistente o infezioni urinarie ricorrenti.

Le infezioni urinarie ricorrenti dopo la menopausa vanno sempre trattate con antibiotici? 
L’antibiotico può servire quando c’è un’infezione batterica confermata o fortemente sospetta, ma nelle recidive è importante valutare anche i fattori predisponenti, incluso il quadro genitourinario menopausale.