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Ci si addormenta respirando normalmente, poi una tosse insistente interrompe il sonno e provoca il risveglio. E una volta desti a volte si avverte un fischio nel petto; altre, la sensazione di non riuscire a prendere abbastanza aria. In ogni caso, per chi convive con l’asma, una notte così può (di solito) essere seguita da una giornata di stanchezza e, quando è ora di riposare, dalla preoccupazione che accada di nuovo.
Con asma notturna si intende la comparsa o il peggioramento dei sintomi dell’asma durante la notte; non è necessariamente una forma distinta della malattia ma il momento culmine nel quale si presentano i disturbi. E, secondo le raccomandazioni GINA 2026, un risveglio dovuto all’asma è proprio uno degli elementi da considerare per valutare quanto l’asma sia sotto controllo.
Vediamo di approfondire il tema.
Perché i bronchi possono restringersi di notte
L’organismo non funziona allo stesso modo a tutte le ore.
I ritmi circadiani, regolati dal nostro orologio biologico, influenzano anche la respirazione. Nelle persone con asma, le vie aeree sono generalmente più infiammate e particolarmente sensibili: ecco che, quando si restringono, l’aria passa con più difficoltà e possono comparire tosse, respiro sibilante, oppressione al petto e fiato corto.
Uno studio pubblicato su PNAS ha esaminato perché l’asma tende a peggiorare di notte, distinguendo l’influenza dell’orologio biologico dall’ambiente nel quale si dorme. Nei partecipanti, la funzione respiratoria raggiungeva i valori più bassi durante la notte, intorno alle quattro del mattino. E questo anche quando gli altri fattori venivano tenuti sotto controllo.
Il risultato è che lo studio ha chiaramente mostrato che i ritmi circadiani contribuiscono al peggioramento notturno, pur senza stabilire un orario dei sintomi e, soprattutto, uno schema valido per ogni persona.
Ma non solo. All’effetto dei ritmi circadiani si aggiunge quello del sonno stesso.
Le ricerche suggeriscono che, mentre dormiamo, possano verificarsi cambiamenti dei volumi polmonari e della resistenza delle vie aeree. Idem per i processi infiammatori che variano nel corso della giornata.
Il risultato complessivo è che più fattori possono sommarsi proprio nelle ore in cui la persona sta riposando.
Queste osservazioni hanno aperto la strada allo studio della cronoterapia, cioè della scelta dell’orario dei medicinali in rapporto ai ritmi biologici. In un piccolo studio clinico pubblicato su Thorax nel 2025, l’assunzione pomeridiana di un corticosteroide inalatorio ha migliorato alcuni parametri respiratori notturni rispetto agli altri orari esaminati. Il risultato è interessante, ma richiede conferme in studi più ampi.
Che ruolo hanno posizione nella quale si dorme, allergeni e reflusso?
Il peggioramento notturno non dipende soltanto dall’orologio biologico.
Quando ci si sdraia e ci si addormenta, cambia anche il modo in cui i polmoni si espandono. La posizione può contribuire alla difficoltà respiratoria in alcune persone, ma gli studi non indicano che stare sdraiati sia, da solo, la causa dei sintomi.
Conta anche ciò che si respira in camera da letto.
Per una persona sensibilizzata, l’esposizione ad acari della polvere, muffe o allergeni degli animali può contribuire ai sintomi. Vale la pena osservare se i disturbi cambiano in una stanza diversa, durante una stagione specifica o quando un animale entra in camera da letto. Sono dettagli da condividere con il medico per capire quali fattori siano davvero rilevanti nel proprio caso. Le già citate indicazioni GINA considerano l’esposizione agli allergeni un fattore da valutare nelle persone sensibilizzate.
Anche il reflusso gastroesofageo può entrare in gioco.
La risalita del contenuto dello stomaco nell’esofago può accompagnarsi a bruciore, rigurgito e tosse secca; alcune persone notano questi sintomi soprattutto dopo essersi coricate. La relazione, tuttavia, non è automatica: avere asma e reflusso non significa che ogni episodio di tosse notturna dipenda dal reflusso.
Ancora secondo il rapporto GINA, il reflusso con sintomi merita attenzione, mentre assumere farmaci antireflusso (soltanto per migliorare un’asma poco controllata) in assenza di disturbi suggestivi di reflusso, non è una strategia generalmente indicata. Al solito, raccontare eventuali sintomi digestivi aiuta il medico a valutare il quadro complessivo.
Quando i risvegli indicano che serve rivedere la cura
Se tosse e fiato corto interrompono il sonno, conviene annotare quante volte accade, a che ora, quali sintomi compaiono e se è necessario usare un farmaco.
È utile riferire anche se durante il giorno si avvertono stanchezza, difficoltà nelle attività abituali o un maggiore bisogno dell’inalatore.
Un breve diario potrebbe rendere più preciso il colloquio con il medico.
Una nota è d’obbligo: i risvegli non significano automaticamente che l’asma sia grave, segnalano, però, che il controllo dei sintomi va verificato.
La successiva valutazione medica potrebbe comprendere sia di continuare (o iniziare) la terapia prescritta, ma anche verificare la regolarità con cui viene assunta. Da non sottovalutare la tecnica inalatoria: se l’inalatore è usato in modo scorretto, una parte del farmaco potrebbe non raggiungere adeguatamente le vie aeree.
Al medico la decisione se considerare anche allergeni, reflusso e altre possibili concause.
In ogni caso si ricorda come sia utile avere un piano d’azione scritto che spieghi quali medicinali usare abitualmente, come riconoscere un peggioramento e quando chiedere aiuto. Se, infine, dovesse comparire una difficoltà respiratoria intensa o i sintomi non migliorassero seguendo il piano concordato, sarebbe opportuno richiedere assistenza urgente.
Conclusioni
La notte può rendere più evidenti i sintomi dell’asma perché ritmi circadiani, infiammazione, sonno ed esposizioni ambientali agiscono insieme.
Il reflusso o altre condizioni possono aggiungersi al quadro.
Riferire i risvegli, anche quando di giorno si sta abbastanza bene, permette di capire che cosa li favorisce e se la cura sta offrendo un controllo adeguato.
Approfondimenti
Menopausa e sonno: perché si dorme peggio e cosa può aiutare
Parkinson e disturbi del sonno: perché sono così frequenti
Tumore alla prostata e sonno: perché le notti possono diventare difficili
Referenze
Global Initiative for Asthma. Global Strategy for Asthma Management and Prevention. 2026.
Global Initiative for Asthma. Asthma Management and Prevention for Adults, Adolescents and Children 6–11 Years: A Summary Guide for Healthcare Providers. 2026.
F.A.J.L. Scheer, M.F. Hilton, H.L. Evoniuk, S.A. Shiels, A. Malhotra, R. Sugarbaker, R.T. Ayers, E. Israel, A.F. Massaro, & S.A. Shea, The endogenous circadian system worsens asthma at night independent of sleep and other daily behavioral or environmental cycles, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. (2021).
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Wang R, Maidstone R, Singh D, et al, The impact of dosage timing for inhaled corticosteroids in asthma: a randomised three-way crossover trial, Thorax 2025
Ballard RD. Sleep, respiratory physiology, and nocturnal asthma. Chronobiol Int. 1999 Sep
The National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI), Asthma Treatment and Action Plan
Altre fonti consultate
Asma: disturbi, cause e cura — ISSalute
Afternoon could be best time for asthma inhaler, study shows — University of Manchester
What Makes Asthma Worse at Night? — National Jewish Health
Sleep and lung conditions — Asthma + Lung UK
Assess and Monitor Your Asthma Control — American Lung Association
Completing an asthma action plan with your patients — Asthma + Lung UK