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Iniziamo con un’affermazione importante: la menopausa è una fase fisiologica della vita, non una malattia.
Questo, però, non significa che i disturbi che possono accompagnarla debbano essere sopportati o considerati qualcosa con cui imparare a convivere.
Un dato interessante arriva da una recente ricerca pubblicata su Post Reproductive Health. Lo studio ha coinvolto 473 donne italiane in postmenopausa, con un'età mediana di 56 anni, attraverso un questionario online diffuso anche tramite associazioni di pazienti.
Alla domanda se avessero discusso la propria esperienza con un professionista sanitario, il 59,8% dichiarava di aver parlato dei sintomi con un medico e un ulteriore 8% con un altro professionista sanitario. Il 32,1%, quasi una donna su tre, non ne aveva invece ancora parlato con nessuno in ambito sanitario.
Un dato importante, perché dietro la parola “menopausa” possono esserci informazioni, sintomi, esigenze e condizioni di salute molto differenti.
I sintomi della menopausa: la diversità tra conoscere e averne fatto esperienza
Tra le manifestazioni più immediatamente associate alla menopausa ci sono soprattutto le vampate di calore, riconosciute come tipiche dal 90,3% delle partecipanti allo studio italiano. Seguono la secchezza vaginale, indicata dall’83,7% delle donne, e l’aumento di peso, anch’esso frequentemente ricondotto a questa fase della vita.
Tuttavia, conoscere un sintomo - in teoria - non significa necessariamente averne fatto esperienza pratica né tantomeno sapere come trattarlo.
Ecco che alle domande relative sull’impatto percepito nella propria vita l’aumento di peso risultava il disturbo più difficile da gestire, indicato dal 59,4% delle partecipanti. Seguivano le difficoltà del sonno (49,3%), le vampate di calore (46,7%) e la secchezza vaginale (46,3%).
Solo il 3,2% delle donne intervistate riferiva di non presentare alcun sintomo.
Questi dati mostrano bene come il problema non sia soltanto conoscere in astratto una conseguenza di questa fase della vita, non sia nemmeno riconoscerne la presenza di uno o più disturbi sul proprio fisico, ma comprenderne il peso reale sulla quotidianità.
Proprio per questo, considerare i sintomi separatamente può non essere sufficiente: spesso sarebbe invece utile inserirli in una valutazione più ampia, che tenga conto della loro durata, intensità e delle eventuali interazioni con altri aspetti della salute.
Parlarne con il medico significa valutare la persona, non soltanto il sintomo
Una vampata, un risveglio notturno o la secchezza vaginale possono sembrare problemi indipendenti. Una valutazione complessiva permette invece di ricostruire il quadro: quali disturbi sono presenti, da quanto tempo, con quale intensità e frequenza, quali farmaci vengono assunti, quali altre patologie o fattori di rischio esistono e quanto i sintomi incidono su sonno, sessualità, umore, relazioni e qualità della vita.
Inoltre le manifestazioni possibili non si esauriscono in quello che le donne sanno della menopausa o ne hanno avuto esperienza.
Le linee guida NICE sulla menopausa ricordano che potrebbero anche comparire sintomi vasomotori, disturbi genitourinari, alterazioni dell'umore, problemi muscolari e/o articolari e difficoltà sessuali, compresa una riduzione del desiderio.
Per questo può essere più utile chiedersi non soltanto “quali sintomi ho?”, ma anche “quanto, i sintomi, stanno interferendo con la mia vita?”
Per il 9,5% delle donne intervistate nella ricerca di Nappi e colleghi i disturbi avevano un impatto marcato sulla vita sociale e, nella stessa percentuale, sul lavoro.
Ecco perché, quando i sintomi incidono in modo significativo sulla quotidianità, il passo successivo è capire come possano essere affrontati e quali opzioni siano più adatte al singolo caso.
È qui che il confronto con un professionista sanitario acquista un valore concreto.
Il confronto con il medico diventa particolarmente importante proprio perché benefici e rischi di ogni intervento devono essere considerati sulla singola persona, tenendo conto anche della storia medica personale e familiare.
Parlare dei disturbi, quindi, può essere il primo passaggio per trasformare un problema vissuto in qualcosa che può essere valutato e, quando possibile, trattato.
Terapie, stile di vita e benessere psicologico: una valutazione più ampia
Non solo. La visita può avere un valore che va oltre il controllo dei singoli disturbi.
La menopausa coincide infatti con una fase della vita nella quale può essere utile rivalutare alimentazione, attività fisica, peso, salute cardiovascolare, metabolismo, salute delle ossa, sonno e benessere psicologico.
Nello studio di Nappi e colleghi, il 96,8% delle partecipanti riconosceva i cambiamenti dello stile di vita come una possibile strategia non farmacologica per gestire i disturbi. Il 49% desiderava maggiori occasioni di confronto con professionisti sanitari e la stessa percentuale avrebbe voluto indicazioni da esperti di nutrizione o attività fisica.
Una recente revisione sulla lifestyle medicine in menopausa propone proprio un approccio che consideri alimentazione, attività fisica, sonno, benessere mentale, relazioni e prevenzione dei comportamenti a rischio. Gli interventi sullo stile di vita possono contribuire non soltanto alla gestione di alcuni disturbi, ma anche alla prevenzione a lungo termine, in particolare sul versante cardiometabolico e osseo.
C'è poi la dimensione psicologica, che non dovrebbe essere separata artificialmente da quella fisica. Nel campione italiano, il 56,5% delle partecipanti riteneva che il sostegno psicologico potesse essere utile pur non avendone esperienza diretta.
Tra i benefici maggiormente riconosciuti figuravano una migliore autostima e accettazione del corpo (59,4%), la gestione di ansia e stress (48,6%) e il miglioramento delle relazioni di coppia (31,1%).
La gestione della menopausa può quindi diventare multidimensionale: terapia quando indicata, interventi mirati sui singoli disturbi, attività fisica e alimentazione, prevenzione e, quando necessario, attenzione alla sfera psicologica, sessuale e relazionale.
Conclusioni: parlarne è già parte della cura
La menopausa non richiede automaticamente una terapia e non tutte le donne hanno bisogno dello stesso livello di assistenza. Ma normalizzare questa fase della vita non dovrebbe significare normalizzare ogni disturbo fino al punto di rinunciare a parlarne.
Lo studio protagonista di questa analisi conclude sottolineando l'importanza di un'informazione basata sulle evidenze per favorire un'assistenza individualizzata e osserva come molte donne che non discutono la propria esperienza con i professionisti sanitari possano perdere opportunità per gestire i sintomi e intervenire sui fattori di rischio.
Portare i sintomi della menopausa all'attenzione del medico significa quindi aprire un dialogo: capire quali disturbi possono essere collegati a questa fase, escludere quando necessario altre possibili cause e valutare insieme quali interventi siano più appropriati. Non soltanto per stare meglio oggi, ma anche per prendersi cura della propria salute negli anni successivi.
Approfondimenti
Menopausa e aumento di peso: perché cambia il corpo e cosa si può fare
Referenze
Nappi RE, Carabelli S, Dellacasa I, et al. Knowledge of menopause-associated symptoms and non-hormonal strategies: an Italian survey on social media platforms. Post Reproductive Health. 2026
Menopause: identification and management, NICE guideline, Reference number: NG23, Published: 12 November 2015, Last updated: 15 April 2026
Anekwe, C. V., Cano, A., Mulligan, J., Ang, S. B., Johnson, C. N., Panay, N., … Nappi, R. E. (2025). The role of lifestyle medicine in menopausal health: a review of non-pharmacologic interventions. Climacteric, 28(5), 478–496.
Altre fonti consultate
Menopausa: definizione e significato medico — Corriere della Sera – Salute
Insonnia in menopausa: perché ci si sveglia alle 3 del mattino — iO Donna / Corriere della Sera
Dealing with the symptoms of menopause — Harvard Health Publishing
Menopausa: disturbi e cure — ISSalute – Istituto Superiore di Sanità
Come vivere al meglio la menopausa — Fondazione Umberto Veronesi
Menopause and mental health — Harvard Health Publishing