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L’arrivo di un bimbo porta con sé aspettative, speranze… e talvolta un mal di testa insopportabile. Per alcune donne, infatti, l’emicrania in gravidanza può diventare un compagno indesiderato, soprattutto in un periodo in cui molte delle terapie abituali non possono essere impiegate senza attenta valutazione medica.
Le fluttuazioni ormonali, l’aumento del volume sanguigno e i cambiamenti fisiologici influenzano il sistema nervoso e vascolare, con un impatto significativo sulla frequenza e sull’intensità degli attacchi dolorosi. In questo articolo analizziamo cosa sapere per affrontare l’emicrania durante la gestazione, evidenziando strategie sicure e basate sull’evidenza scientifica.
Cos’è l’emicrania e come cambia durante la gravidanza?
L’emicrania è una forma di cefalea primaria caratterizzata da dolore spesso unilaterale, pulsante, di moderata-grave intensità, spesso accompagnato da nausea, fotofobia e fonofobia. La causa non è del tutto definita, ma coinvolge processi neurovascolari, con alterazioni nella regolazione dei neurotrasmettitori e nelle vie del dolore.
I dati, qui riassunti in una revisione (Headache and pregnancy: a systematic review) che analizza gli studi pubblicati negli ultimi vent’anni, mostrano risultati concordanti: tra il 50% e il 75% delle donne con emicrania sperimenta un netto miglioramento durante la gravidanza, con riduzione della frequenza e dell’intensità degli attacchi, fino talvolta alla loro completa scomparsa.
Il miglioramento tende a progredire con l’avanzare della gestazione, soprattutto nel secondo e terzo trimestre, mentre gli attacchi residui diventano generalmente meno intensi e più brevi. Di conseguenza, la prevalenza annuale di cefalea nelle donne in gravidanza è inferiore rispetto alle donne non gravide.
Gli stessi studi indicano un miglioramento già nel primo trimestre, seguito da un’ulteriore riduzione nei successivi, mentre altri osservano benefici significativi soprattutto nel terzo trimestre.
Circa la metà delle donne pluripare può invece riferire un peggioramento dell’emicrania nelle gravidanze successive, anche se i dati non sono del tutto uniformi. Un’elevata probabilità di remissione è stata osservata nelle donne con emicrania legata al ciclo mestruale, anche se questa associazione non è stata sempre confermata.
Nel post-partum, il mal di testa interessa il 30–40% delle donne. Gli attacchi compaiono soprattutto nella prima settimana dopo il parto e sono spesso più intensi e duraturi. La comparsa è più comune nelle donne con storia pregressa di cefalea, età più avanzata, maggiore numero di gravidanze e seconda fase del travaglio più breve.
Il motivo per cui l’emicrania tende a ripresentarsi rapidamente dopo la nascita, è da collegare – probabilmente - al brusco calo degli estrogeni, la deprivazione di sonno e lo stress psicologico.
Nella maggioranza dei casi, il quadro pregravidico si ripristina entro un mese; l’allattamento al seno e un’età superiore ai 30 anni possono ritardare la ricomparsa degli attacchi, anche se non tutti gli studi concordano su questo punto.
Infine, dati limitati suggeriscono che durante i trattamenti di fecondazione assistita – in particolare la fecondazione in vitro - gli attacchi di cefalea aumentano nei momenti di riduzione dei livelli estrogenici, confermando il ruolo centrale delle variazioni ormonali nella fisiopatologia dell’emicrania.
Perché la gestione dell’emicrania in gravidanza è diversa?
La gestione dell’emicrania in gravidanza richiede una combinazione di precauzione e pragmatismo. Molti farmaci utilizzati per il trattamento acuto o preventivo dell’emicrania non dispongono di dati di sicurezza sufficienti in gravidanza, poiché le evidenze derivano prevalentemente da studi osservazionali e non da trial clinici controllati. Di conseguenza, il loro impiego richiede un’attenta valutazione del rapporto beneficio–rischio.
Ad esempio l’European Medicines Agency (EMA) e le schede di farmacovigilanza indicano che per numerosi triptani, antiepilettici usati in prevenzione e nuovi farmaci (es. anticorpi anti-CGRP) i dati in gravidanza sono assenti o insufficienti, motivo per cui l’uso non è raccomandato se non in situazioni selezionate.
Questo significa che bisogna scegliere con estrema cautela e sotto supervisione medica, bilanciando i benefici per la madre e i potenziali rischi per il feto.
Quali farmaci sono considerati sicuri
Il UK Teratology Information Service (UKTIS), un servizio nazionale britannico - riconosciuto dal Dipartimento della Salute e commissionato dalla UK Health Security Agency (UKHSA) - indica il paracetamolo come il trattamento farmacologico di prima scelta per gli attacchi acuti di emicrania in gravidanza.
Inoltre, la terapia preventiva: può essere valutata solo in alcune donne, quando gli attacchi sono frequenti o particolarmente invalidanti, e deve essere sempre personalizzata tenendo conto della gravità dei sintomi, della risposta a trattamenti precedenti, dell’epoca gestazionale e del potenziale rischio per il feto.
Strategie non farmacologiche: il primo passo
Prima di considerare i farmaci, tutti gli approcci non farmacologici dovrebbero essere esplorati, poiché offrono benefici senza rischi diretti per il bambino.
Igiene del sonno e stili di vita
Una routine di sonno regolare, una buona idratazione e pasti equilibrati possono ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi. Anche l’attività fisica leggera, come camminate, yoga prenatale o esercizi di stretching, può aiutare a modulare la tensione muscolare e migliorare il benessere generale.
Riduzione dei trigger
Identificare ed evitare i fattori scatenanti personali – come stress, digiuno prolungato, luci intense o rumori forti – è utile per molti soggetti con emicrania. La gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento, respirazione diaframmatica o mindfulness può essere efficace per ridurre la reattività del sistema nervoso.
Impacchi e ambientazione
Applicare impacchi freddi sulla fronte o sulle tempie, riposare in una stanza buia e silenziosa, o praticare massaggi delicati sulla zona cervicale e delle spalle può attenuare i sintomi dolorosi.
Terapie comportamentali
Tecniche come la biofeedback, la terapia cognitivo-comportamentale e altre strategie psicologiche sono supportate da evidenze per ridurre l’impatto dell’emicrania e, data l’assenza di farmaci, sono considerate sicure durante la gravidanza.
Quando è importante rivolgersi subito a un medico
I mal di testa in gravidanza non sono da sottovalutare. Alcuni segnali di allarme che richiedono valutazione medica urgente includono:
- Peggioramento improvviso o severo del mal di testa, diverso dal solito pattern noto
- Cefalea associata a vista offuscata, rigidità nucale o febbre alta
- Aumento della pressione arteriosa o sintomi di preeclampsia
- Attacchi molto frequenti che interferiscono con le attività quotidiane
Conclusione
L’emicrania in gravidanza è una condizione comune ma complessa: richiede un equilibrio tra sollievo efficace e protezione della salute materna e fetale.
Approcci non farmacologici, stili di vita adeguati e una valutazione attenta delle opzioni terapeutiche sicure sono strumenti essenziali per affrontare il disturbo.
Consultare regolarmente il proprio ginecologo o neurologo per personalizzare un piano di gestione è fondamentale.
Approfondimenti
Emicrania con aura: cosa succede nel cervello e come gestire i sintomi premonitori
Cefalea da abuso di farmaci: quando troppi analgesici possono peggiorare il mal di testa
Referenze
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Altre fonti consultate
Trattare l’emicrania in gravidanza e nell’allattamento - Farmacovigilanza
Migraine in Pregnancy – American Migraine Foundation
Migraine in pregnancy – Migraine Trust
Migraine in Pregnancy: A Mini-Review – Fortune Journals
Migraine and Pregnancy – British NHS factsheet
The International Classification of Headache Disorders