D: Partiamo dalla fotografia attuale dell’azienda. In quali aree terapeutiche è oggi focalizzata Orion Pharma?
R: Orion concentra la propria attività in quattro aree terapeutiche: oncologia, pneumologia, neurologia e menopausa.
In oncologia siamo impegnati nello sviluppo di terapie innovative per la cura del tumore alla prostata. In pneumologia lavoriamo su soluzioni in ambito BPCO e asma che possano migliorare la gestione di queste patologie respiratorie croniche.
In ambito neurologico ci focalizziamo in particolare su emicrania e malattia di Parkinson, dove – anche grazie all’esperienza maturata con Stalevo e alla ricerca Orion su nuove opzioni terapeutiche – crediamo sia ancora possibile incidere in modo significativo sulla qualità di vita delle persone.
Infine, nell’area della menopausa – alla luce anche della recente rimozione da parte della FDA del black box warning sulla TOS – stiamo reintroducendo alcuni approcci terapeutici che puntano a una gestione più equilibrata, personalizzata e rispettosa delle esigenze femminili.
D: Guardando ai prossimi anni, avete comunicato un piano di crescita importante. Di cosa si tratta?
R: Entro il 2026 prevediamo di raddoppiare il nostro personale in Italia.
Si tratta di una scelta strategica: da un lato il nostro portafoglio si sta ampliando, dall’altro vogliamo rafforzare ulteriormente la nostra presenza sul territorio. Questo ci permetterà di aumentare le attività scientifiche, il supporto ai clinici e la collaborazione con le istituzioni, consolidando un modello di lavoro capillare e responsabile, basato su un supporto continuativo ai professionisti della salute attraverso attività sul campo.
D: Quali saranno le linee strategiche che guideranno questa espansione?
R: La strategia si articola su tre assi principali:
- Innovazione terapeutica, investendo su soluzioni che portino un miglioramento reale nella vita dei pazienti.
- Vicinanza al territorio, attraverso una collaborazione ancora più stretta con centri ospedalieri, specialisti, associazioni e medicina di base, rafforzando al contempo il supporto ai centri di ricerca ospedalieri.
- Sostenibilità e responsabilità, con modelli organizzativi orientati al lungo periodo, trasparenza e attenzione alle persone.
D: Come tradurrete concretamente questi obiettivi nella pratica?
R: Attraverso un piano operativo fondato su formazione, presenza e partnership.
- Investiremo nella formazione interna, perché sono le persone il vero motore dell’azienda.
- Rafforzeremo le reti territoriali, integrando nuove professionalità capaci di dialogare con una sanità sempre più multidisciplinare.
- Continueremo a sviluppare partnership scientifiche e istituzionali, perché il cambiamento avviene solo costruendo valore insieme ai diversi attori del sistema. Siamo convinti che un fattore competitivo, spesso trascurato, sia la vicinanza dell’azienda farmaceutica, di ogni azienda farmaceutica, ai suoi stakeholder.
D: A proposito di sanità multidisciplinare. Come si inserisce questa strategia nel contesto attuale della sanità italiana?
R: L’Italia dispone di professionisti straordinari e strutture di eccellenza, ma sta affrontando sfide importanti: carenza di personale, complessità nella gestione delle cronicità, necessità di maggiore continuità tra ospedale e territorio.
Noi riteniamo che l’industria farmaceutica possa contribuire non solo con nuovi farmaci, ma anche con supporto organizzativo, formazione e condivisione di modelli di cura. La nostra volontà di crescere in Italia è anche un impegno verso un percorso di cura più sostenibile e più vicino ai bisogni reali di pazienti e operatori sanitari.
D: Ma in concreto? Cosa significa partnership? Quali collaborazioni avete in mente?
R: Diciamo che è un tema su cui stiamo lavorando con molta attenzione. Alcuni progetti sono già in fase avanzata, altri stanno prendendo forma proprio in queste settimane.
Non è ancora il momento di entrare nei dettagli: preferiamo parlarne quando potremo presentare esempi concreti, già avviati, e non solo intenzioni. Nel frattempo, diciamo che per noi partnership significa dialogo per capire i problemi e lavoro per risolverli assieme ai vari stakeholder coinvolti.
D: Perdoni l’insistenza… Ma le partnership si riferiscono anche alla ricerca?
R: La ricerca è il cuore della nostra identità. Non esiste innovazione senza ricerca e non esiste ricerca utile senza impatto sulla vita delle persone.
Ovviamente, nel caso della ricerca, la protagonista è la casa madre. È dalla Finlandia che arrivano gli studi, le ricerche e i nuovi farmaci. Tuttavia, questo non esclude che ogni country, Italia compresa, debba collaborare con centri clinici, università e reti specialistiche per sviluppare non solo nuove terapie, ma anche nuovi modelli di gestione delle patologie croniche. La ricerca, per noi, è un impegno concreto a mettere il paziente al centro, nei fatti e nella pratica clinica quotidiana.
D: Non vuole aggiungere altro?
R: Ride. Si. Ne riparliamo nella seconda metà dell’anno. Ride ancora.
D: Molto bene. Passiamo alla rete commerciale: lei ha detto che nel 2026 l’organico di Orion Pharma è destinato a raddoppiare. Come si inserisce la rete nel percorso di trasformazione in atto?
R: La rete commerciale è uno degli elementi chiave di questa trasformazione. Non la intendiamo come un semplice canale di informazione sulle terapie, ma come un presidio di ascolto e collaborazione sul territorio. È attraverso il dialogo quotidiano con medici, farmacisti e strutture sanitarie che possiamo cogliere i bisogni reali e contribuire a costruire risposte concrete.
Ecco perché, nel percorso che ci porterà a raddoppiare l’organico entro il 2026, la rete evolverà sempre più verso un modello consulenziale: professionisti preparati, con competenze scientifiche solide, capaci di supportare non solo l’adozione delle terapie, ma anche la definizione di percorsi di cura condivisi.
Questo significa investire in formazione continua, valorizzare le competenze e incoraggiare una visione multidisciplinare. Il nostro obiettivo non è “fare più presenza”, ma portare più valore: costruire fiducia, sostenere il lavoro clinico e contribuire al miglioramento del sistema sanitario nel suo insieme.
D: Abbiamo parlato di innovazione, di ricerca scientifica, di medici e di aziende farmaceutiche. Passiamo all’ultima equazione del sistema: i pazienti. Negli ultimi anni le associazioni e le reti di pazienti sono diventate sempre più centrali nel dialogo con il sistema sanitario. Che ruolo hanno per Orion Pharma e come collaborate con loro?
R: Le reti e le associazioni di pazienti sono un interlocutore fondamentale. Quando prima si parlava di partnership mi riferivo anche a loro. Non perché “completano” il percorso di cura, ma perché portano la voce di chi vive quotidianamente la malattia: esperienze, bisogni, difficoltà, ma anche risorse e capacità di adattamento che spesso il sistema sanitario non intercetta da solo.
Collaborare con loro significa, prima di tutto, ascoltare.
Non si tratta di coinvolgerle a valle di un progetto, per validarlo, ma fin dall’inizio, nella definizione dei percorsi, dei contenuti informativi, delle priorità di intervento.
Questo tipo di collaborazione richiede:
- trasparenza,
- rispetto dei ruoli,
- e la consapevolezza che le associazioni non sono portatrici di bisogni astratti, ma di esperienze concrete di vita.
Per Orion Pharma, lavorare con le reti di pazienti significa co-creare valore:
- iniziative di educazione alla salute,
- percorsi di supporto alla consapevolezza della malattia,
- e progetti che aiutino a migliorare la qualità della vita quotidiana, non solo gli esiti clinici.
È un ambito in cui le aziende possono fare molto, ma sempre con umiltà e ascolto.
Perché, alla fine, il punto di partenza e di arrivo è sempre lo stesso: la persona.
D: Ha parlato di iniziative di educazione alla salute. È in questo senso che possiamo ascrivere la nascita del blog sul vostro sito istituzionale?
R: Sì, esattamente. Il blog nasce con l’idea di contribuire a una migliore comprensione delle patologie e dei percorsi di cura, in un linguaggio chiaro, corretto e accessibile. Non è uno spazio promozionale, non lo è mai stato: è uno strumento di educazione alla salute e di condivisione di conoscenza.
Lavoriamo affinché i contenuti siano validati, aggiornati e basati su fonti scientifiche, ma anche pensati per essere davvero utili nella vita quotidiana di chi convive con una malattia o supporta qualcuno che ne è affetto.
L’obiettivo è duplice:
- favorire la consapevolezza, perché una persona informata affronta meglio il proprio percorso,
- ridurre le distanze tra medico, paziente e sistema sanitario.
In questo senso il blog è un tassello coerente con la nostra visione: non sostituire la relazione di cura, ma supportarla, contribuendo a creare un terreno comune di linguaggio, comprensione e responsabilità condivisa.
D: Uno dei punti critici spesso sollevati nei confronti dell’industria farmaceutica riguarda la “medicalizzazione”: cioè la tendenza ad ampliare la definizione di malattia per includere condizioni normali della vita, trasformandole in patologie da trattare. Come risponde a questa osservazione?
R: La medicalizzazione è un tema reale, su cui serve essere molto chiari.
L’obiettivo dell’industria farmaceutica non deve e non può essere quello di trasformare ciò che è fisiologico in patologia, né di allargare artificialmente il perimetro delle malattie per creare nuovi mercati. Questo sarebbe contrario all’etica, al buon senso clinico e, alla lunga, anche alla sostenibilità del sistema.
Allo stesso tempo, però, è cambiato il perimetro della salute: se per anni è stato quasi sinonimo di “cura della malattia”, oggi sempre più persone la interpretano come benessere complessivo – fisico, mentale, relazionale.
Non si cerca più soltanto un farmaco che “spenga i sintomi”, ma percorsi che aiutino a vivere meglio, più a lungo, con una qualità di vita dignitosa.
È qui che sta la distinzione fondamentale:
- medicalizzare significa etichettare come malattia ciò che è fisiologico, creando bisogno dove non c’è;
- prendersi cura del benessere significa riconoscere e affrontare sofferenze reali, spesso trascurate, con strumenti appropriati.
Molte condizioni oggi al centro del dibattito – dolore cronico, salute mentale, menopausa, emicrania, disturbi del sonno, numerose malattie rare – non sono “nuove malattie inventate”. Per anni sono state sottovalutate, banalizzate o non comprese. Chi ne soffriva spesso non trovava risposte, non aveva percorsi diagnostici chiari né supporto terapeutico adeguato. Ecco perché, in questi casi, non si tratta di creare nuove patologie, ma di dare dignità clinica a bisogni che esistono da sempre, ma che il sistema non riconosceva o non sapeva intercettare.
In questo scenario, anche il ruolo dell’industria cambia: dal semplice “curare la malattia” al contribuire, insieme ai clinici e alle istituzioni, alla costruzione del benessere. Per noi questo significa:
- basare ogni proposta terapeutica su evidenze scientifiche solide,
- lavorare con e per i professionisti sanitari, non in loro sostituzione,
- intervenire solo dove esiste un reale bisogno clinico, misurabile in termini di sofferenza, rischio, perdita di funzionalità, qualità di vita compromessa,
- integrare, quando ha senso, soluzioni farmacologiche e non farmacologiche in una logica di percorso, non di “pillola magica”.
La salute non è un mercato da espandere, è un patto sociale da rispettare.
E prendersi cura del benessere – senza forzare la medicalizzazione dell’esistenza – è il modo più serio e responsabile per onorare quel patto.
D: Grazie per il suo tempo, Un ultima domanda: se dovesse sintetizzare in una frase la direzione di Orion nei prossimi anni?
R: Crescere con responsabilità, innovando per migliorare la vita dei pazienti.