Il contributo del Prof. Oderda ci accompagna dentro la pratica clinica quotidiana, mostrando in modo dettagliato e concreto perché il lavoro di squadra rappresenti oggi il vero standard di qualità nei percorsi diagnostico-terapeutici dedicati al carcinoma prostatico.
Perché il team multidisciplinare è la vera chiave nella gestione moderna del tumore alla prostata
Nel panorama attuale della medicina oncologica, la gestione del tumore alla prostata sta vivendo una trasformazione profonda. Non basta più l’occhio del singolo specialista: la complessità della malattia, l’evoluzione degli approcci terapeutici e le nuove tecnologie impongono una cura realmente integrata.
Il video che presentiamo oggi mostra in modo chiaro perché il team multidisciplinare rappresenta, oggi, il vero standard di cura. E lo fa grazie alla voce esperta del Prof. Oderda.
Il cuore dell’MDT: molto più di un coordinamento
L’intervento illustra il nucleo centrale dell’MDT: urologo, oncologo radioterapista, oncologo medico, medico nucleare e infermiere. Sono loro a costituire il blocco decisionale principale: chirurgia, terapie focali, radioterapia stereotassica, trattamenti sistemici, PET avanzate e continuità assistenziale.
L’infermiere dell’MDT, spesso percepito come figura “di supporto”, viene invece valorizzato come perno organizzativo: segue il paziente, coordina gli specialisti e garantisce che ogni fase sia registrata e monitorata.
Le figure “satellite”: competenze diverse, un unico obiettivo
Il Prof. Oderda sottolinea inoltre il ruolo indispensabile di un’intera rete di professionisti:
- Farmacologo – per disponibilità, rimborsabilità e interazioni dei farmaci, soprattutto quelli innovativi.
- Patologo – per identificare i sottotipi tumorali più aggressivi e guidare scelte terapeutiche personalizzate.
- Radiologo – indispensabile per revisioni approfondite e per orientare eventuali ulteriori approfondimenti diagnostici.
- Endocrinologo e cardiologo – essenziali per monitorare gli effetti collaterali di terapie ormonali e farmaci cardiotossici.
- Fisiatra – per la riabilitazione del pavimento pelvico e la gestione delle complicanze post operative come il linfedema.
- Biologo molecolare – sempre più centrale, grazie ai test genetici che identificano mutazioni come BRCA1/2, rilevanti nell’evoluzione del tumore.
- Palliativista – per il controllo del dolore e il supporto nei casi più avanzati.
Il video evidenzia come queste figure, spesso considerate “accessorie”, siano invece decisamente strategiche per garantire cure efficaci e personalizzate.
Il messaggio finale: la cura migliore nasce dalla collaborazione
La conclusione è chiara ed estremamente attuale: la gestione del tumore prostatico non può essere affidata a una sola figura.
La multidisciplinarietà non è più un’opzione: è un’esigenza clinica, un metodo organizzativo e soprattutto una garanzia di qualità per il paziente.