Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere ai contenuti Orion dedicati all'aggiornamento scientifico.
Gli slogan che il marketing sceglie, per presentare prodotti destinati ad attenuare i sintomi della menopausa, spesso usano formule che possono suonare rassicuranti: “di origine vegetale”, “naturale”, “bioidentico”, “non sintetico”.
Il problema è che queste parole, prese da sole, rischiano di orientare male. Vediamo il perché.
Un ormone può partire da una sostanza vegetale ed essere poi trasformato in laboratorio; può essere prodotto industrialmente ma avere una struttura identica a quella umana; oppure può derivare da fonti animali e contenere molecole che il corpo umano non produce normalmente.
In altre parole, origine e identità molecolare non sono sinonimi.
È proprio qui che nasce gran parte della confusione.
Nella letteratura scientifica, “bioidentico” significa che la molecola ha la stessa struttura molecolare di un ormone endogeno umano.
Non significa automaticamente più sicuro, più efficace o più “dolce”; significa, prima di tutto, che è chimicamente uguale a ciò che l’organismo produce.
Tutto il resto — benefici, limiti, rischi, appropriatezza clinica — dipende dalla formulazione, dalla dose, dalla via di somministrazione, dalla presenza o meno di altri ormoni associati e, soprattutto, dal profilo della singola paziente.
Il punto chiave: la fonte non coincide con la bioidenticità
La prima distinzione utile è questa: “vegetale”, “animale”, “umana” o “sintetica” descrivono la provenienza o il processo produttivo; “bioidentico” descrive il risultato finale della molecola. È una differenza meno intuitiva di quanto sembri, ma molto importante per evitare semplificazioni.
Per esempio, un ormone ottenuto a partire da precursori vegetali può diventare, dopo passaggi chimici industriali, perfettamente identico a quello umano.
Allo stesso modo, un prodotto sintetico può essere bioidentico se la molecola finale coincide, ad esempio, con l’estradiolo o con il progesterone umano, oppure non bioidentico se si tratta di un progestinico con struttura diversa.
In definitiva: bioidentico non significa naturale, e sintetico non significa automaticamente non bioidentico. Ciò che conta è la struttura finale della molecola: un ormone ottenuto da precursori vegetali o tramite sintesi industriale può essere bioidentico se coincide chimicamente con un ormone umano; non lo è, invece, quando la molecola finale ha struttura diversa.
Ormoni bioidentici di origine vegetale: che cosa significa davvero
L’espressione ormoni bioidentici di origine vegetale ha una sua logica, ma va letta bene. In pratica, significa che la materia prima proviene dal mondo vegetale e che questa sostanza viene poi lavorata per ottenere una molecola finale identica a quella umana. Non è quindi la pianta, da sola, a “contenere” l’ormone pronto all’uso come spesso si immagina; è la trasformazione chimico-farmaceutica a portare al prodotto finale.
Un esempio classico è il progesterone micronizzato.
Il punto rilevante è che il progesterone finale risulta strutturalmente identico al progesterone fisiologico umano (la micronizzazione serve a migliorarne assorbimento e impiego clinico).
Ecco perché parlare di ormoni bioidentici di origine vegetale è corretto, se con ‘origine vegetale’ si intende la provenienza del materiale di partenza. Non si tratta però di rimedi vegetali spontanei o non farmacologici: nonostante la struttura finale sia identica a quella di alcuni ormoni umani. sono molecole ottenute mediante processi chimici e farmaceutici.
Lo stesso ragionamento può valere per alcune formulazioni di estradiolo. Anche qui, la questione centrale non è il racconto commerciale della “naturalità”, ma la verifica che la molecola impiegata sia effettivamente identica all’estradiolo umano e che il prodotto sia standardizzato, autorizzato e studiato.
Origine animale: perché è diversa dai bioidentici in senso stretto
Quando si parla di origine animale, il caso più noto è quello degli estrogeni equini coniugati, storicamente molto usati nella terapia della menopausa. Queste preparazioni derivano dall’urina di cavalle gravide e contengono una miscela di composti estrogenici, ovviamente, equini.
Dal punto di vista clinico, sono farmaci con una loro storia, una loro efficacia e una loro documentazione. Però, dal punto di vista terminologico, non sono bioidentici in senso stretto. Lo abbiamo sottolineato prima: non riproducono gli estrogeni che circolano normalmente nel corpo umano, includono anche molecole tipicamente equine.
È una distinzione che conta soprattutto quando si fa chiarezza lessicale.
Dire “animale” non significa per forza “peggiore”, ma significa che non stiamo parlando della stessa categoria molecolare che appartiene agli esseri umani.
Origine umana: nella terapia della menopausa una distinzione più teorica che pratica
In medicina esistono farmaci ormonali di derivazione umana - per esempio alcune gonadotropine estratte dall’urina di donne in postmenopausa - usate nella medicina della riproduzione.
L’etichetta “di origine umana” può far pensare a un ormone più vicino al corpo e quindi, intuitivamente, migliore. Tuttavia, nelle terapie ormonali della menopausa oggi in uso, estrogeni e progesterone non sono generalmente ottenuti da tessuti o fluidi umani. Per questo, nella pratica, la categoria “umana” ha un valore limitato nel dibattito sugli ormoni della menopausa.
Che cosa cambia davvero per chi deve orientarsi
Per la persona che deve capire una terapia, le domande giuste non sono soltanto “viene da una pianta?” o “è sintetico?”. Sono piuttosto queste:
- la molecola finale è identica a quella umana oppure no?
- il prodotto è regolato, standardizzato e supportato da studi clinici?
- quella formulazione è adatta al profilo di rischio, ai sintomi e alla storia clinica della paziente?
Questo approccio aiuta anche a leggere meglio il lessico del marketing.
“Vegetale” può suonare rassicurante ma non basta a definire la qualità clinica di un trattamento.
“Bioidentico” può essere una descrizione precisa della molecola, ma non è una garanzia automatica di superiorità.
E “sintetico” non è una condanna: può indicare sia una molecola bioidentica ottenuta industrialmente che un composto diverso dagli ormoni umani.
Conclusione
Alla domanda “che differenza c’è tra ormoni bioidentici di origine vegetale, sintetica, umana o animale?”, la risposta più onesta è che la differenza sta soprattutto nel significato delle parole.
“Vegetale”, “animale” e “umana” raccontano da dove parte la sostanza o il contesto produttivo; “sintetica” racconta che c’è un processo industriale; “bioidentico” racconta invece se la molecola finale è uguale o no a quella prodotta dal corpo umano.
Per orientarsi bene, conviene quindi spostare l’attenzione dalla promessa implicita di certe etichette alla domanda clinica vera: quale ormone è contenuto, in quale formulazione, con quali studi, con quali benefici attesi e con quali limiti.
È qui che si gioca la differenza tra informazione utile e slogan rassicurante.
E, proprio su questo terreno, una conversazione chiara con il medico resta più utile di qualsiasi parola seducente stampata sulla confezione.
Approfondimenti
Ormoni bioidentici: cosa sono davvero (e cosa non sono)
Referenze
Nanette Santoro, Glenn D. Braunstein, Cherie L. Butts, Kathryn A. Martin, Michael McDermott, JoAnn V. Pinkerton, Compounded Bioidentical Hormones in Endocrinology Practice: An Endocrine Society Scientific Statement, The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Volume 101, Issue 4, 1 April 2016.
Whelan AM, Jurgens TM, Trinacty M. Defining bioidentical hormones for menopause-related symptoms. Pharm Pract (Granada). 2011 Jan
Cirigliano M. Bioidentical hormone therapy: a review of the evidence. J Womens Health (Larchmt). 2007 Jun
Memi E, Pavli P, Papagianni M, Vrachnis N, Mastorakos G. Diagnostic and therapeutic use of oral micronized progesterone in endocrinology. Rev Endocr Metab Disord. 2024 Aug
National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. 2020. The Clinical Utility of Compounded Bioidentical Hormone Therapy: A Review of Safety, Effectiveness, and Use. Washington, DC: The National Academies Press.
Lorraine A Fitzpatrick, Andrew Good, Micronized progesterone: clinical indications and comparison with current treatments, Fertility and Sterility, Volume 72, Issue 3, 1999
Fishman JR, Flatt MA, Settersten RA Jr. Bioidentical hormones, menopausal women, and the lure of the "natural" in U.S. anti-aging medicine. Soc Sci Med. 2015 May
Bhavnani BR. Estrogens and menopause: pharmacology of conjugated equine estrogens and their potential role in the prevention of neurodegenerative diseases such as Alzheimer's. J Steroid Biochem Mol Biol. 2003 Jun
Bhavnani BR, Stanczyk FZ. Pharmacology of conjugated equine estrogens: efficacy, safety and mechanism of action. J Steroid Biochem Mol Biol. 2014 Jul
Bhavnani BR. Pharmacokinetics and pharmacodynamics of conjugated equine estrogens: chemistry and metabolism. Proc Soc Exp Biol Med. 1998 Jan
Ezcurra D, Humaidan P. A review of luteinising hormone and human chorionic gonadotropin when used in assisted reproductive technology. Reprod Biol Endocrinol. 2014 Oct
Sood R, Shuster L, Smith R, Vincent A, Jatoi A. Counseling postmenopausal women about bioidentical hormones: ten discussion points for practicing physicians. J Am Board Fam Med. 2011 Mar-Apr
Altre fonti consultate
Compounded Bioidentical Menopausal Hormone Therapy, Number 6, November 2023
The 2022 hormone therapy position statement of The North American Menopause Society
Answers to Your Questions on Bioidentical Hormone Therapy, Canadian Menopause Society
Menopause, U.S. Food and Drug Administration (FDA)
Bioidentical hormones: Are they safer? Mayo Clinic
Bioidentical Hormones: Therapy, Uses, Safety & Side Effects, Cleveland Clinic
Bioidentical Hormone Therapy, International Menopause Society