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Cefalea da abuso di farmaci: quando troppi analgesici possono peggiorare il mal di testa

Prendere un analgesico “ogni tanto” per il mal di testa è normale. Ma cosa succede quando le compresse per il dolore diventano una presenza quasi quotidiana? In alcuni casi, proprio i farmaci usati per curare la cefalea possono trasformarsi nella causa di un mal di testa continuo: è la cosiddetta cefalea da farmaci.
09/01/2026
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Questo articolo è stato redatto a scopo informativo. Le informazioni contenute in questa pagina non intendono sostituire un parere medico. I professionisti del settore sanitario che lo desiderano possono fare clic qui per accedere alla piattaforma OnTime dedicata all'aggiornamento scientifico.

Immagina questa scena: da anni soffri di emicrania. All’inizio basta una compressa di antidolorifico per rimetterti in piedi. Poi gli attacchi aumentano, i farmaci diventano più frequenti, magari se ne alternano diversi “per non abituarsi”. Dopo qualche mese, il mal di testa non compare più solo a episodi, ma è presente quasi ogni giorno. E i farmaci? Sembrano aiutare sempre meno.

Quello che per molti è solo “un mal di testa peggiorato” ha in realtà un nome preciso: cefalea da abuso di farmaci, chiamata anche medication-overuse headache (MOH). Si tratta di una forma di cefalea cronica che compare in persone già predisposte (per esempio con emicrania o cefalea tensiva) e che è mantenuta dall’uso troppo frequente di medicinali per il dolore.

Secondo studi internazionali, la prevalenza della MOH nella popolazione generale è stimata intorno all’1–2%, con percentuali più alte tra chi soffre di cefalea cronica e tra le donne. Non è quindi un fenomeno raro, ma un vero problema di salute pubblica. 

Che cos’è la cefalea da farmaci?

Le linee guida internazionali classificano la cefalea da farmaci come una cefalea secondaria, cioè “causata” da un fattore esterno: in questo caso, l’uso eccessivo di farmaci sintomatici per il mal di testa.  

In modo semplificato, si parla di cefalea da abuso di farmaci quando:

  • esiste una cefalea preesistente (per esempio emicrania),
  • il mal di testa è presente almeno 15 giorni al mese,
  • c’è un uso regolare e prolungato (oltre 3 mesi) di uno o più farmaci sintomatici per la cefalea. 

Le soglie di “uso eccessivo” cambiano in base al tipo di farmaco, e non significa che prendere un antidolorifico una volta ogni tanto sia pericoloso. Il problema nasce quando l’uso diventa frequente e prolungato, spesso come risposta a un mal di testa sempre più presente. Così si innesca un circolo vizioso: il dolore porta a usare farmaci, l’uso eccessivo dei farmaci mantiene e peggiora il dolore. 

Perché troppi analgesici possono peggiorare il mal di testa?

La causa esatta della cefalea da farmaci non è ancora completamente chiarita, ma diversi studi suggeriscono alcuni meccanismi:

  • il cervello diventa più sensibile al dolore (sensibilizzazione centrale);
  • i farmaci, se usati troppo spesso, possono modificare i sistemi che regolano la percezione del dolore;
  • il mal di testa tende a “rimbalzare” (rebound): migliora per poche ore dopo l’assunzione del farmaco, poi ritorna, spingendo a prendere un’altra compressa. 

Altri studi ipotizzano un rischio genetico legato al sistema renina-angiotensina, che regola la plasticità neurale.​  

In ogni caso le linee guida della European Academy of Neurology ricordano che l’uso frequente di farmaci per gli attacchi di emicrania può portare a un aumento della frequenza degli episodi e favorire il passaggio da forma episodica a cronica.  
In altre parole: non è il singolo analgesico a “fare male”, ma l’abitudine a usarlo troppo spesso su un cervello già predisposto ai mal di testa. 

Chi è più a rischio di cefalea da farmaci?

Non tutte le persone che assumono analgesici sviluppano una cefalea da abuso di farmaci. Ci sono però alcuni profili più esposti:

  • in maggioranza donne (circa il 2% delle donne e l’1% degli uomini;
  • nelle persone intorno ai 40 anni;
  • si stima che circa la metà dei pazienti con cefalea cronica presenti anche una forma associata di MOH;
  • le persone che abusano di farmaci quali il paracetamolo, i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), i derivati dell’ergot, i triptani e gli oppioidi;  
  • chi presenta anche ansia, depressione o disturbi del sonno. 

Importante notare come, in molti casi, la cefalea da farmaci nasca da un tentativo di autogestione del dolore: la persona prova a controllare gli attacchi senza un percorso strutturato, aumentando nel tempo dosi e frequenza, spesso senza parlare con il medico. 

Come si riconosce la cefalea da abuso di farmaci?

La cefalea da farmaci non ha un “tipo di dolore” caratteristico: può somigliare sia a un’emicrania sia a una cefalea tensiva. Quello che cambia è soprattutto l’andamento nel tempo.  
In molti casi:

  • il mal di testa compare ogni giorno o quasi;
  • è spesso presente al risveglio;
  • migliora per poco dopo l’assunzione di un analgesico;
  • ricompare quando l’effetto del farmaco svanisce. 

Oltre al dolore, possono essere presenti anche:

  • nausea;
  • ansia e irritabilità;
  • stanchezza marcata (astenia) e irrequietezza;
  • difficoltà di concentrazione e problemi di memoria;
  • calo del tono dell’umore o depressione. 

In ogni caso, una cefalea frequente trattata spesso con farmaci merita sempre una valutazione da parte del medico, meglio se con competenza specifica in ambito cefalee. 

Come si cura la cefalea da farmaci?

Le principali linee guida concordano su alcuni pilastri per la gestione della cefalea da farmaci:  

1. Informazione e consapevolezza

Il primo passo è spiegare alla persona cosa sta succedendo: che il mal di testa non è “immaginario”, ma che l’uso eccessivo di farmaci sta contribuendo a mantenerlo. Questa comunicazione va fatta in modo non giudicante, evitando colpevolizzazioni, perché spesso il paziente ha agito in buona fede cercando solo di controllare il dolore.  

2. Interruzione (o riduzione) dei farmaci abusati

Nella maggior parte dei casi, il trattamento prevede la sospensione del farmaco usato in eccesso.

  • Per analgesici semplici, FANS, triptani, ergotamina, gli esperti raccomandano spesso una sospensione rapida, eventualmente supportata da terapie di “ponte” (per es. steroidi per pochi giorni o altre strategie decise dal neurologo).  
  • Per oppioidi, barbiturici o benzodiazepine, invece, è preferibile una riduzione graduale, talvolta in ambiente ospedaliero, per ridurre il rischio di astinenza.  

Nelle prime 1–2 settimane è frequente un peggioramento temporaneo del mal di testa (rebound), che però tende a ridursi progressivamente. La maggior parte dei pazienti migliora in modo significativo dopo la sospensione.  

3. Terapia preventiva e strategie non farmacologiche

In parallelo, il medico può proporre una terapia preventiva per la cefalea sottostante (per esempio, farmaci per la prevenzione dell’emicrania) e un percorso di gestione globale:

  • miglioramento del sonno e dei ritmi di vita;
  • gestione dello stress (psicoterapia, tecniche di rilassamento, mindfulness);
  • attenzione a trigger come disidratazione, digiuno, eccesso di caffeina o alcol;
  • attività fisica regolare, compatibile con la situazione clinica.  

Cosa può fare in pratica una persona che teme una cefalea da farmaci?

Se ti riconosci, almeno in parte, nella descrizione della cefalea da abuso di farmaci, alcuni passi possono aiutarti a fare chiarezza (sempre in accordo con il medico):

  1. Tieni un diario del mal di testa 
    Annota per qualche settimana: giorni con mal di testa, intensità, farmaci assunti (nome, dose, orario). Esistono app dedicate, ma va benissimo anche un semplice quaderno.
  2. Conta i giorni di farmaco al mese 
    Se superi spesso i 10 giorni al mese con triptani, associazioni di analgesici o oppioidi, o i 15 giorni con analgesici semplici, è opportuno parlarne con il medico.  
  3. Evita il “fai da te” con farmaci sempre diversi 
    Cambiare continuamente prodotto o associare più medicinali non riduce il rischio di cefalea da farmaci, anzi può aumentarlo.
  4. Non sospendere da solo farmaci complessi 
    Se usi da tempo oppioidi, barbiturici o benzodiazepine, non interromperli bruscamente senza un piano condiviso con il medico.
  5. Chiedi un inquadramento specialistico 
    Un centro cefalee o un neurologo esperto possono aiutarti a distinguere tra cefalea primaria, cefalea da farmaci e altre forme, costruendo un percorso personalizzato.

Le tecnologie sanitarie possono essere un alleato: app per il monitoraggio, promemoria per l’assunzione corretta dei farmaci, teleconsulti con specialisti sono strumenti che – se integrati in un piano condiviso – possono facilitare il percorso di uscita dalla cefalea da farmaci. 

In sintesi

La cefalea da farmaci non è un destino inevitabile per chi soffre da anni di emicrania. È una condizione frequente, ma spesso reversibile, che nasce dall’incontro tra una cefalea preesistente e l’uso troppo frequente di farmaci sintomatici.

Riconoscerla è il primo passo per uscirne:

  • perché spiega perché il mal di testa peggiora nonostante (o a causa di) i farmaci;
  • perché permette di impostare una strategia diversa: educazione, riduzione o sospensione dei farmaci abusati, terapia preventiva e supporto non farmacologico;
  • perché restituisce alla persona un ruolo attivo nella gestione del proprio benessere. 

Parlare di cefalea da abuso di farmaci significa ricordare che i medicinali sono strumenti preziosi, ma vanno usati con misura e con la guida di un professionista. Con le giuste informazioni, un confronto aperto con il medico e un progetto condiviso, è possibile spezzare il circolo vizioso e tornare a una gestione più sostenibile del mal di testa – e della propria qualità di vita. 

 

Approfondimenti 

Emicrania con aura: cosa succede nel cervello e come gestire i sintomi premonitori 

 

Referenze

Citazioni  

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Fischer MA, Jan A. Medication-Overuse Headache. [Updated 2023 Aug 22]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2025 Jan

Meng ID, Dodick D, Ossipov MH, Porreca F. Pathophysiology of medication overuse headache: insights and hypotheses from preclinical studies. Cephalalgia. 2011 May;31(7):851-60.  

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Kebede YT, Mohammed BD, Tamene BA, Abebe AT and Dhugasa RW (2023) Medication overuse headache: a review of current evidence and management strategies. Front. Pain Res. 4:1194134.

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Diener, H., Antonaci, Fabio, Braschinsky, Mark, Evers, S., Jensen, Rita, Láinez, Miguel, Kristoffersen, Espen, Tassorelli, C., Ryliskiene, Kristina, Petersen, J., European Academy of Neurology guideline on the management of medication‐overuse headache, European Journal of Neurology, 2020/05/01

Ester Pagano, Quali strategie farmacologiche permettono di prevenire l’emicrania? 29 agosto 2024, Società Italiana di Farmacologia 

Altre fonti consultate

Olesen J, et al. The International Classification of Headache Disorders, 3rd edition (ICHD-3). Cephalalgia. 2018;38(1):1–211. 

American Headache Society. Medication Overuse Headache – Quick Guide for First Contact Providers 

International Headache Society. Medication Overuse Headache Awareness Campaign.   

Rocco Galimi, Rivista della Società Italiana di Medicina Generale

Giamberardino MA, Mitsikostas DD, Martelletti P. Update on Medication-Overuse Headache and Its Treatment. Curr Treat Options Neurol. 2015 Aug;17(8):368.  

Paola Broggi, Sandro Iannaccone, Liliana Novella, Stefano Clerici, Andrea Fossati, Lucio Sarno, L’ abuso di farmaci nel paziente con cefalea: possibili indicatori, Rivista della Società Italiana di Medicina Generale 

IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Cefalea di rimbalzo.



 


 

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