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Se la sanità mettesse davvero al centro le donne

L’idea di una sanità “a misura di donna” non è uno slogan, ma la conseguenza logica di ciò che i dati mostrano: se la sanità sapesse davvero ascoltare le donne, ne trarrebbe beneficio l’intero sistema, non solo le dirette interessate.
26/01/2026
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Questo articolo riprende e rielabora i dati emersi dall’indagine “Donne e salute – Ventennale Fondazione Onda ETS”, realizzata da Elma Research per Fondazione Onda con l’obiettivo di confrontare il rapporto delle italiane con la salute nel 2005 e nel 2025. Lo studio è stato condotto tra il 28 febbraio e il 12 marzo 2025 su un campione di 800 donne tra i 18 e i 65 anni, attraverso interviste CAWI della durata di circa 15 minuti. Il campione è stato stratificato per età, area geografica (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole in proporzione alla popolazione nazionale), titolo di studio e condizione lavorativa, con una quota maggioritaria di donne occupate. 

L’indagine della Fondazione Onda racconta una storia complessa: le donne oggi sono più informate, più attive, più presenti nei percorsi di prevenzione e cura. Eppure, nonostante questa maggiore consapevolezza, continuano a incontrare ostacoli molto concreti: costi, tempi, distanza dei servizi, fatica organizzativa, carico di cura quasi sempre sulle loro spalle.

Guardando i dati emerge un quadro chiaro. Le donne sono sempre più consapevoli della propria salute: fanno più prevenzione, si informano di più, cercano attivamente servizi e specialisti, chiedono chiarimenti sulle terapie. Non sono pazienti passive, ma protagoniste dei propri percorsi di cura.

Questa attivazione, però, si scontra con tre grandi freni:

  • Costi: visite, esami e terapie possono diventare un ostacolo, soprattutto quando si sommano per patologie croniche o per percorsi complessi come oncologia, cardiologia, fertilità, salute mentale.
  • Tempi: liste d’attesa lunghe spingono molte donne verso il privato, generando disuguaglianze tra chi può permetterselo e chi no.
  • Distanza percepita dei servizi: non si tratta solo di chilometri, ma di sensazione di accessibilità. Un servizio può essere “lontano” anche se è in città, perché è difficile da raggiungere negli orari possibili o perché la comunicazione è poco chiara. 

A questo si aggiunge un dato trasversale: il carico di cura sulle donne è in crescita, mentre il sostegno percepito – da familiari, istituzioni, servizi – non cresce allo stesso ritmo. Molte donne si occupano della salute di figli, partner anziani, genitori fragili, spesso sacrificando tempo, energie e salute propria. 

Tre punti critici da affrontare: costi, organizzazione, relazione

Se si vuole prendere sul serio l’evidenza emersa dalle indagini, ci sono almeno tre nodi su cui intervenire in modo sistemico.

Accesso economico

Il tema non è solo “quanto costa” una visita, ma quanto è sostenibile un percorso nel tempo. Per molte donne, soprattutto se lavoratrici precarie, caregiver non retribuite o pensionate con redditi contenuti, il rischio è rinunciare a controlli, rimandare esami, interrompere terapie. Una sanità centrata sulle donne dovrebbe prevedere strumenti più efficaci per ridurre gli ostacoli economici nei percorsi ad alta rilevanza clinica. 

Accessibilità organizzativa

Orari rigidi, servizi concentrati in pochi poli, difficoltà nel prenotare o nel riorganizzare appuntamenti penalizzano chi ha giornate scandite da lavoro, figli, anziani da assistere. Una donna che accompagna i genitori alle visite, segue i figli e lavora spesso non ha margini per permessi multipli, file allo sportello, attese infinite. Ripensare orari, sedi, modalità di prenotazione significa riconoscere la realtà della vita quotidiana femminile.

Ascolto e relazione di cura

Il tempo di visita, la qualità del dialogo, la continuità assistenziale non sono “optional”. Per molte donne, sentirsi ascoltate, credute, accompagnate nel percorso – soprattutto quando si tratta di dolore cronico, fatica mentale, disturbi legati alla menopausa o sintomi sfumati – fa la differenza tra un accesso saltuario ai servizi e una presa in carico stabile. 

Come potrebbe essere una sanità davvero a misura di donna

Immaginare una sanità centrata sulle donne significa uscire dalla logica di qualche “servizio dedicato” e ripensare l’intero impianto di prevenzione e cura in chiave di genere.

Più medicina di genere e percorsi dedicati

Non basta aggiungere un ambulatorio rosa: occorre integrare la medicina di genere in cardiologia, neurologia, salute mentale, oncologia, medicina interna.  

I sintomi delle malattie cardiovascolari nelle donne sono spesso diversi da quelli maschili; lo stesso vale per alcune patologie neurologiche, per la depressione, per il dolore cronico. A questo si aggiunge tutto l’universo della menopausa, ancora troppo spesso sotto trattato o minimizzato.

Servizi territoriali riconoscibili e ben comunicati

Le donne non hanno bisogno solo di ospedali eccellenti, ma di una rete di servizi territoriali chiara: consultori, centri di ascolto, ambulatori di prossimità, punti di prevenzione. Devono essere facilmente identificabili, con informazioni chiare online e offline, contatti rapidi, orari flessibili. Un servizio esiste davvero solo se è percepito come accessibile e “raggiungibile” nella realtà di tutti i giorni.

Supporto strutturato alle caregiver

Se le donne tengono in piedi una parte sostanziale dell’assistenza informale, non possono continuare a farlo da sole e gratis, come se fosse un fatto “naturale”. Servono programmi di formazione, counseling, gruppi di supporto, servizi di sollievo che permettano di prendersi pause e di non logorarsi nel lungo periodo. Prendersi cura delle caregiver significa, indirettamente, prendersi cura anche dei pazienti. 

Il ruolo delle istituzioni, dei professionisti e delle associazioni

I dati raccolti da Fondazione Onda non sono soltanto fotografie statistiche: sono strumenti potenti per orientare le scelte. Tradurre numeri e tendenze in politiche significa, ad esempio, usare le evidenze per decidere dove potenziare i servizi, quali percorsi creare, quali orari sperimentare, quali figure professionali inserire nei team multidisciplinari.

Le istituzioni potrebbero fare la differenza se scegliessero di:

  • finanziare in modo mirato progetti di medicina di genere;
  • incentivare modelli organizzativi che tengano conto dei carichi di cura femminili;
  • promuovere campagne di informazione pensate con le donne, non solo per le donne. 

Ma una vera sanità a misura di donna nasce anche dalla partnership: ospedali, servizi territoriali, associazioni di pazienti, mondo del lavoro e terzo settore possono costruire insieme una rete di protezione reale, non solo dichiarata.  

Aziende più attente alla salute delle dipendenti e delle caregiver, associazioni capaci di intercettare bisogni e trasformarli in proposte concrete, professionisti sanitari formati sulla comunicazione di genere: sono tutti tasselli della stessa architettura. 

Le donne come alleate strategiche

Il punto forse più importante che i dati ci consegnano è questo: le donne non sono semplicemente “utenti” del sistema sanitario. Sono mediatrici, organizzatrici, interpreti dei percorsi di cura per intere famiglie. Sono alleate strategiche per la prevenzione, l’aderenza alle terapie, l’uso appropriato dei servizi.

Metterle davvero al centro non significa creare corsie preferenziali immaginarie, ma ripensare priorità, linguaggi e modelli organizzativi alla luce della loro esperienza. È una scelta che conviene a tutti: alle donne, certamente, ma anche agli uomini, ai caregiver, ai professionisti sanitari, al sistema nel suo complesso. Perché una sanità capace di ascoltare le donne e di lavorare con loro sarà, inevitabilmente, una sanità migliore per tutti. 

 

 

Approfondimenti

Fondazione ONDA: a vent’anni di distanza: come è cambiato il rapporto delle donne con la salute 

Se la sanità mettesse davvero al centro le donne: lezioni da vent’anni di indagine Onda 

Salute non è solo non ammalarsi: il nuovo sguardo delle donne su corpo e mente (articolo in arrivo il 31 Gennaio)

Più forti ma più sole: il paradosso delle donne che si prendono cura della salute di tutti (articolo in arrivo il 2 Febbraio)

Figlie, madri, nonne: generazioni di donne a confronto sul tema della salute (aritcolo in arrivo il 6 Febbraio)

 

 

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